{"id":88,"date":"2013-02-17T13:46:58","date_gmt":"2013-02-17T13:46:58","guid":{"rendered":"http:\/\/fabriziodamico.it\/?p=88"},"modified":"2013-12-06T13:09:29","modified_gmt":"2013-12-06T13:09:29","slug":"recensione-armando-pizzinato-a-pordenone","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fabriziodamico.it\/?p=88","title":{"rendered":"la Repubblica: Armando Pizzinato a Pordenone"},"content":{"rendered":"

la Repubblica’, 17 febbraio 2013<\/strong><\/em><\/p>\n

\"pord\"<\/a><\/p>\n

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Pordenone. \u201cIo che ero stato il solo, partendo da posizioni non figurative, a scegliere la strada opposta, persi l\u2019appoggio e la considerazione di quella parte; poi all\u2019affossamento del realismo (\u2026) fui, assieme ad altri, onorato quale \u2018caduto sul campo\u2019 nella gloriosa, perduta battaglia per un\u2019arte nazional-popolare\u201d. \u00c8 lucido e amaro insieme, questo tardo ricordo di Armando Pizzinato (1910-2004), relativo al tempo difficile del nostro dopoguerra, occupato da vane\u00a0 battaglie ideologiche. Anni che videro scontrarsi duramente il neocubismo e un\u2019incipiente astrazione da una parte, dall\u2019altra il \u2018realismo nuovo\u2019 in cui confluivano, a pretendere un ruolo di guida negli incamminamenti dell\u2019arte figurativa, i dettami del Partito Comunista. Allora \u2013 dir\u00e0 Pizzinato con inusuale lealt\u00e0 intellettuale \u2013 \u201cnell\u2019asprezza della polemica commettemmo anche\u00a0 gravi errori di linguaggio, ma non ci lasciarono il tempo per superarli\u201d.<\/p>\n

Fintanto che \u201crimasi solo\u201d: avendo lasciato la sponda sicura ove era approdato, di un\u2019astrazione densa di memorie (sancita subito dal prestigioso acquisto di una sua opera da parte di Peggy Guggenheim, dalla sua larga partecipazione alla rassegna \u201cTwentieth Century Italian Art\u201d al Museum of Modern Art\u00a0 di New York, e dalla presenza alla mostra inaugurale della nuova galleria newyorkese della Viviano), per tener fede al suo impegno per una pittura che fosse soprattutto testimonianza civile, intesa a \u201cdar volto alle aspirazioni di mutamento che animavano allora tutti coloro che credevano nella possibilit\u00e0 di un autentico rinnovamento del nostro paese\u201d. Se dunque alla Biennale del \u201948 era stato a fianco dei compagni del \u2018Fronte Nuovo\u2019, il movimento patrocinato da Giuseppe Marchiori che riuniva fra gli altri Birolli, Vedova, Guttuso, e che guardava a un rinnovamento dell\u2019arte italiana orientato su una rilettura di Picasso, nell\u2019edizione successiva della stessa Biennale, il 1950, Pizzinato aveva esposto con Guttuso e con i \u201crealisti\u201d, presentando il grande telero \u2018Un fantasma percorre l\u2019Europa\u2019 \u2013 tre metri di base per oltre due d\u2019altezza \u2013 nel quale un aspro segno nero contorna le figure di operai e contadini riuniti sotto una bandiera rossa e il volo alto di un angelo ammonitore e battagliero.<\/p>\n

Un grande manifesto di lotta, quel dipinto, che oggi sta al cuore della vasta rassegna che la citt\u00e0 di Pordenone destina al pittore (\u2018Pizzinato. Nel segno dell\u2019uomo\u2019, Galleria d\u2019Arte Moderna e Contemporanea, a cura di Casimiro Di Crescenzo, fino al 9 giugno), nella quale si leggono tutti i momenti della parabola dell\u2019artista: dal primo suo laboratorio, quand\u2019\u00e8 allievo di Guidi all\u2019Accademia veneziana; al soggiorno romano della fine degli anni Trenta, durante il quale \u00e8 vicino soprattutto ad Afro; al rientro a Venezia e alla solidariet\u00e0 con Vedova; all\u2019incontro con Birolli, a fianco del quale nascono i primi pensieri sulla \u2018Nuova Secessione Artistica\u2019 \u2013 che diverr\u00e0 \u2018Fronte Nuovo delle Arti\u2019 \u2013 e accanto a cui matura quella che \u00e8 la sua pi\u00f9 alta stagione.<\/p>\n

Dai \u2018Suonatori\u00a0 ambulanti\u2019 del \u201946 al \u2018Canale della Giudecca\u2019 del \u201948, la sua scelta per un\u2019immagine svincolata dalla mimesi del naturale si nutre allora, pi\u00f9 di quella di Birolli, di un ricordo attivo dei violenti scontri futuristi, e pi\u00f9 di quella di Vedova d\u2019un colore timbrico, sonoro, squillante; ormai molto lontana dal quieto neocubismo di tanti suoi compagni di strada, come da Prampolini o Hartung, la cui pittura, pure, egli aveva certamente nel proprio bagaglio d\u2019esperienze. Poi venne, nell\u2019ottobre del 1948, la mostra dell\u2019Alleanza della Cultura di Bologna, e l\u2019anatema di Togliatti contro la \u201craccolta di cose mostruose\u201d a suo dire l\u00ec presentata dal fronte astrattista. Pizzinato, che in seguito sottostim\u00f2 questo trauma arrecato da Togliatti ai suoi artisti, fu per\u00f2 da quel momento in avanti trascinato dalla deriva realista. Finch\u00e9 il suo linguaggio non vir\u00f2 verso quello che chiam\u00f2 il suo \u201cnaturalismo\u201d o, negli anni pi\u00f9 tardi, verso il recupero delle antiche sintassi formaliste.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"

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