{"id":769,"date":"2017-01-03T12:07:52","date_gmt":"2017-01-03T12:07:52","guid":{"rendered":"http:\/\/fabriziodamico.it\/?p=769"},"modified":"2017-01-03T12:07:52","modified_gmt":"2017-01-03T12:07:52","slug":"gino-severini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fabriziodamico.it\/?p=769","title":{"rendered":"Gino Severini"},"content":{"rendered":"

\u00c8 stata impressionante, e del tutto fuori norma per un artista italiano della sua generazione, la fortuna che ha accompagnato Gino Severini lungo l\u2019intera esistenza (1883-1966), densa di riconoscimenti che gli sono venuti ininterrotti, davvero da ogni angolo di mondo, e riferiti a tutte le molte declinazioni della sua pittura. D\u2019avanguardia che fosse, quella sua pittura, e poi di \u201critorno\u201d (al Classico, al Museo). Data nel formato tradizionale della tela da cavalletto, e poi anticipatrice del sogno della grande decorazione murale. Nata fra le danze sfrenate dei caff\u00e8 e dei ritrovi parigini pi\u00f9 alla moda, o in mezzo ai silenzi di una chiesa spersa nelle valli e nei monti pi\u00f9 appartati d\u2019Europa. Bagnata da un colore acceso e fiammante, e poi governata dal pi\u00f9 pensoso e casto modo del disegno e della geometria. Capace di sfiorare l\u2019astrazione pi\u00f9 radicale, di giustificarla teoreticamente, e di testimoniare poco dopo la necessit\u00e0 sua di rimanere avvinto a una figura naturale.<\/p>\n

Donde \u00e8 disceso dunque, a una pittura che negli anni ha rischiato l\u2019ossimoro e la contraddizione, l\u2019universale apprezzamento che da pi\u00f9 d\u2019un secolo, da quando si \u00e8 manifestata, la circonda? Certo, in prima istanza, dalla sua qualit\u00e0, a tratti stupefacente. Poi dall\u2019essersi Severini, nato nella piccola Cortona, dato una seconda patria a Parigi, ovvero in quello che \u00e8 stato fino alla met\u00e0 del secolo scorso il cuore della ricerca e del mercato mondiale: d\u2019aver l\u00ec esposto, sottoscritto manifesti, pubblicato saggi e volumi, e d\u2019esservisi fatto amico e sodale del milieu che, nei tempi diversi che vi si sono succeduti, pi\u00f9 vi ha contato: da Picasso e Braque a Matisse, da Rosenberg a Ozenfant e Le Corbusier, fino al filosofo cattolico Jacques Maritain e al critico Waldemar George.<\/p>\n

Divisionista \u2013 come avvenne a tanti giovani italiani, e in particolare a tutti coloro che seguirono l\u2019esempio di Balla \u2013 poi, gi\u00e0 a Parigi, futurista a modo suo; cubista, e poi classicista (teorizzando questo passaggio in un libro-trattato subito famoso e molto discusso, D<\/em>u Cubisme au classicisme<\/em>, edito in Francia nel 1921 ma presto circolante, e \u201cscandaloso\u201d, in Italia). S\u2019apre nel terzo decennio la stagione del muralismo: con la \u201cpittura decorativa\u201d che esilia progressivamente quella \u201cda cavalletto\u201d: nascono i cicli di Montegufoni, e \u2013 con la complicit\u00e0 ideologica di Maritain \u2013 della chiesa di Sensales in Svizzera. Negli stessi anni Venti, Severini fa poi parte del composito \u201cNovecento\u201d di Margherita Sarfatti e, pi\u00f9 significativamente, degli Italiens de Paris<\/em>, con i quali espone pi\u00f9 volte a Parigi e in Europa. Tra l\u2019altro a Venezia, dove nel 1930 \u00e8 presente sia nella sala del gruppo (Appels d\u2019Italie<\/em>), ordinata da Tozzi e introdotta da George, sia con i \u201cvecchi\u201d futuristi: una fruttuosa ambiguit\u00e0, che sar\u00e0 confermata nel tempo da molte altre edizioni della Biennale veneziana, che lo vedranno presente sia in raggruppamenti storici sia con opere recenti, diversamente orientate.<\/p>\n

A Severini, al suo talento proteiforme, sono state dedicate innumerevoli rivisitazioni, fino a quella recente e importante del Jeu de Paume nel 2011, curata da Gabriella Belli e Daniela Fonti. Tutte hanno privilegiato la prima et\u00e0 del pittore, a partire dal suo arrivo a Parigi nel 1906, e dalla sua adesione alle avanguardie prebelliche. La mostra che s\u2019inaugura adesso alla Fondazione Magnani Rocca (curata dalla stessa Daniela Fonti con Stefano Roffi; aperta fino al 3 luglio; catalogo Silvana) spazia invece, attraverso cento opere di ogni periodo severiniano (tra le quali, notissime, la Danse de l\u2019ours<\/em> e la Danseuse dans la lumi\u00e8re<\/em> del \u201913; il Ritratto di Jeanne <\/em>del \u201916 e, del \u201827, l\u2019Hommage \u00e0 Fouquet; <\/em>oltre ad una splendida Natura\u00a0 morta <\/em>del \u201920, che fa ripensare alla coeva Natura morta col tavolo tondo <\/em>di Morandi), fino al tempo tardo e ultimo del pittore, dimostrandone tra l\u2019altro l\u2019influenza vastissima da lui esercitata nel secondo dopoguerra sulle generazioni pi\u00f9 giovani, sia romane che milanesi.<\/p>\n

\u00c8 un tempo, questo, in cui Severini torn\u00f2 a fissare la sua dimora in Francia \u2013 ospite di Maritain \u2013 ma in cui nonostante ci\u00f2 la sua presenza in Italia, confermata d\u2019altronde da molti suoi viaggi in patria, ebbe peso sullo sviluppo e l\u2019affermarsi dei nuovi linguaggi, in bilico fra neo-cubismo e prime proposizioni astratte. Balla viveva allora in una periferia di Roma, dimenticato da tutti almeno fino al \u201948 e alla quinta Quadriennale. E tocc\u00f2 allora a Severini, unitamente a pochi altri \u201cgrandi vecchi\u201d \u2013 Prampolini e, da un certo punto in avanti, un altro toscano di Parigi, Alberto Magnelli \u2013 testimoniare la fecondit\u00e0 del retaggio delle avanguardie storiche (e vennero cos\u00ec, gi\u00e0 in tempo di guerra, debitrici di Braque e Derain, la Natura morta con gabbia verde<\/em> e la Nature morte \u00e0 la mandoline<\/em>; e poco dopo le magnelliane Rythme et architecture des Trois Graces<\/em> o Rythme d\u2019une danseuse au tutu violet<\/em>; o il Melon sur papier rose<\/em> e infine Zeus partorito dal sole<\/em> \u2013 tutte opere qui presenti \u2013 che tanto avrebbero insegnato alla generazione di Sanfilippo e di Dorazio).<\/p>\n

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