{"id":762,"date":"2016-03-19T10:42:16","date_gmt":"2016-03-19T10:42:16","guid":{"rendered":"http:\/\/fabriziodamico.it\/?p=762"},"modified":"2016-03-31T10:48:42","modified_gmt":"2016-03-31T10:48:42","slug":"la-repubblica-linee-di-melotti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fabriziodamico.it\/?p=762","title":{"rendered":"La Repubblica. “Linee” di Melotti"},"content":{"rendered":"

Linee<\/em> \u00e8 un volumetto che la \u201cPiccola Biblioteca\u201d dell\u2019Adelphi ristampa adesso, dopo che la prima edizione era uscita nel 1981 (pagg. 77, euro 12,00). \u00c8 un piccolo libro, un \u201cdiario segreto\u201d, dice l\u2019autore \u2013 Fausto Melotti \u2013 nel presentarlo, fatto di pensieri, di fantasmi, d\u2019improvvisi risvegli della coscienza. O \u2013 come ha scritto Giorgio Zampa nella prefazione di allora, anch\u2019essa oggi riproposta \u2013 di \u201criflessioni, ricordi, moralit\u00e0, poesie, agudezas<\/em>, considerazioni tecniche\u201d. Un libro che fa a pugni con le sue poche pagine, tant\u2019\u00e8 denso. Ed al quale ci si pu\u00f2 rivolgere fiduciosi d\u2019ottenere ascolto quando si veda troppo scuro nel proprio futuro, o quando invece si sia troppo allegri, e serva un bagno di malinconia, o di memoria.<\/p>\n

Melotti \u00e8 stato uno dei nostri maggiori scultori del secolo passato. Era nato a Rovereto nel 1901, in una famiglia di artisti e musicisti. Nel \u201924 si laurea a Milano in ingegneria, senza peraltro esercitare mai la professione. Si dedica invece al mestiere di scultore e, fra Torino e Milano, \u00e8 allievo prima dello zio Pietro Canonica, poi di Adolfo Wildt. \u00c8 gi\u00e0 un disegnatore straordinario sui primi del Trenta: un nucleo di fogli di allora oscilla sul limite di un surrealismo appena temperato da un\u2019ansia d\u00ec ordine architettonico. Quando per\u00f2 Melotti espose nel \u201835 alla galleria del Milione le sue sculture astratte, nessuno le prese sul serio. Non somigliavano a nulla di conosciuto, quelle sfere racchiuse in una gabbia, o quei riccioli d\u2019oro allungati nello spazio; n\u00e9 aveva compagni, la strana avventura spaziale tentata da quegli oggetti singolari \u2013 se non forse un\u2019affinit\u00e0 d\u2019animo (non d\u2019immagine) con le cose altrettanto squilibrate di un altro eretico dell\u2019astratto, il marchigiano Osvaldo Licini. \u201cDimostreremo che la geometria pu\u00f2 diventare sentimento, poesia\u201d: sono parole di Licini, ma avrebbe egualmente potuto pronunciarle il Melotti d\u2019allora. Gli anni di guerra infine, sulla scorta dell\u2019esempio di Lucio Fontana, Melotti si dedica intensamente alla ceramica: un mestiere che intraprende per trarne un sostentamento, ma anche una tecnica nella quale esprimer\u00e0, contrappuntandola alle aeree e vaganti \u201csculture di fili\u201d, i suoi molti capolavori, che a partire dalla fine degli anni Sessanta avranno una tarda ma vastissima eco.<\/p>\n

Da Linee<\/em>: \u201cTrovato il proprio linguaggio, l\u2019artista si trova libero dalle fatiche dell\u2019avanguardia\u201d: due sole righe \u2013 che avrebbe sottoscritto Klee \u2013 ma quanto lavoro per dar loro verit\u00e0. L\u2019avanguardia \u00e8 uno dei suoi costanti spaventi. Un altro \u00e8 la certezza dell\u2019approdo: \u201cla preoccupata ostentazione di evidenze precise \u00e8 dei sussiegosi pavoni, che non sanno cantare. L\u2019opera d\u2019arte nasce in evidenze connaturate o addirittura distratte\u201d; e altrove: \u201cIl nostro spirito desidera l\u2019incertezza teleologica, il mistero\u201d. Quasi ovvio, allora, il giudizio sullo \u201cstupido amore della materia\u201d; e il conseguente rifiuto d\u2019ogni sorta d\u2019espressionismo, nelle cui mani troppo esplicite \u201cl\u2019opera d\u2019arte, creatura delicata, si annulla\u201d. Ma anche per l\u2019assioma del numero aureo: \u201cuna composizione armonica \u00e8 bilanciata, ma una composizione bilanciata non \u00e8 detto che sia armonica\u201d. \u201cUn muro invalicabile, il muro della poesia, preclude la cittadella dell\u2019arte. L\u00ec dentro le idee passeggiano nude\u201d.<\/p>\n

\u00c8 un crampo logico continuo, e ogni volta fulminante, quello che accompagna Linee<\/em>. Ma c\u2019\u00e8 spazio, in queste pagine che scavano verit\u00e0, anche per il ricordo, per la carezza rincuorante della memoria: \u201cIl vecchio Adige faceva ascoltare la sua voce, che ancora scorre dentro di noi e non ci lascer\u00e0 che alla fine della vita\u201d. E ancora, ricordandosi bambino: \u201cLe mamme si appartavano nelle loro chiacchiere e noi, nella grande cucina, dove una credenza fungeva da altare, giocavamo a dir messa, i pi\u00f9 piccoli sempre con la bocca aperta ad aspettare le particole …\u201d.<\/p>\n

Ha sessant\u2019anni, adesso, Melotti; e spera in una nuova saggezza: \u201cArrivati a sessant\u2019anni, se ci si abitua all\u2019idea di diventare sempre un poco pi\u00f9 piccoli, si ritrova la modestia\u201d. Da quell\u2019atto di modestia cos\u00ec lucidamente perseguito, malinconico e allegro insieme, nasceranno di qui a poco le sue fragili, avventurate sculture di fili.<\/p>\n

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