{"id":755,"date":"2016-01-03T11:29:21","date_gmt":"2016-01-03T11:29:21","guid":{"rendered":"http:\/\/fabriziodamico.it\/?p=755"},"modified":"2016-02-04T11:30:07","modified_gmt":"2016-02-04T11:30:07","slug":"la-repubblica-chagall-e-dario-fo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fabriziodamico.it\/?p=755","title":{"rendered":"La Repubblica. Chagall e Dario Fo"},"content":{"rendered":"
\u201cMarc Chagall e Dario Fo non si sono mai incontrati, ma hanno condiviso molto. A partire dall\u2019amore per la libert\u00e0 contro l\u2019arroganza del potere, dall\u2019attenzione per gli ultimi, dalle storie senza storia, dal rispetto per il popolo e il popolare\u201d: \u00e8 Luigi Di Corato a scrivere cos\u00ec, introducendo le due mostre gemelle aperte oggi al Museo di Santa Giulia di Brescia (fino al 15 febbraio 2016; cataloghi Giunti), rispettivamente dedicate agli anni giovanili di Chagall (quelli da lui trascorsi in Russia sino al \u201822; con una parentesi importante, all\u2019inizio del secondo decennio del secolo, d\u2019un primo soggiorno a Parigi), e da un \u201comaggio a Chagall\u201d di Fo: una ventina fra tele e tavole recenti, freschissime, da lui dedicate a quello che fu il suo primo mentore nel suo laboratorio di pittura, proseguito poi all\u2019Accademia di Brera di Milano, prima d\u2019essere divelto da quella prima vocazione dalla passione per il teatro. Una strana accoppiata, al museo bresciano; ma non senza una radice che affonda nella verit\u00e0 di anni lontani: quando Fo, che dopo la seconda guerra era andato a Parigi ad abbeverarsi di libert\u00e0 proprio come vi s\u2019era recato Chagall alla vigilia del primo conflitto mondiale, vide nella capitale francese una grande antologica del russo, e se ne invagh\u00ec al punto di divenirne una sorta di clone, e d\u2019essere sollecitato dai compagni d\u2019accademia a spacciare i propri dipinti per quelli del maestro: cos\u00ec che egli scrive oggi, con affetto invariato: \u201cnon solo Chagall mi ha fatto conoscere il surreale e il fantastico, ma mi fatto anche da maestro sul modo apparentemente arruffone di stendere i colori\u201d. Quel modo che prende ancora oggi il Fo pittore: che s\u2019ispira per i temi della sua allegra scorribanda chagalliana agli anni pi\u00f9 maturi del maestro russo, al turbinare gioioso dei colori che impazzano sulla superficie, ignorando prospettiva e razionale sintassi degli spazi, e riscoprendo di pari passo i tesori sconfinati di un\u2019altra eredit\u00e0 gi\u00e0 fatta propria da Chagall, quella di Matisse.<\/p>\n
Gli anni giovanili di Chagall furono invece avvolti dalla malinconia. Malinconia d\u2019aver cercato oltre il suo paese natale, Vitebsk; oltre i suoi tetti dove il nonno suonava il violino e mangiava carote; e dove tutto era rosa come il suo volto imberbe, sempre troppo stupito e commosso perch\u00e9 gli altri lo prendessero sul serio. \u201cAlla fine sarei potuto restare in qualche buco di Vitebsk\u201d. Se solo gli avessero consentito d\u2019essere un pittore! Invece no, e allora lui vagheggi\u00f2 d\u2019andare altrove, \u201ccercando di trovare quel cantuccio che potesse guarirmi, che mi aiutasse a dipingere quadri non di questo mondo, non accademici, non formali, bens\u00ec che mi dessero la pace e fossero come lacrime sospese nell\u2019aria\u201d. A Parigi, dove risieder\u00e0 dal 1911 al \u201914, Chagall conosce e frequenta, tramite il poeta Blaise Cendras, fra gli altri, Apollinaire e Jacob, Archipenko e L\u00e9ger. Guarda allora con sospettoso interesse il cubismo che impera, ma non si lascia sedurre fino in fondo n\u00e9 da quella n\u00e9 da altre \u2018avanguardie\u2019. Qualcosa ne trattiene pi\u00f9 a lungo lo sguardo (oltre a Matisse, Derain, che \u00e8 nel frattempo tornato al disegno). Ma quando ritorna in Russia, dove pensa di trattenersi per pochi mesi e dove in realt\u00e0 rimarr\u00e0 fino al 1922, immagina ancora profeti, rabbini, e Bella \u2013 la fidanzata \u2013 che vuole scappare nel cielo bianco di Vitebsk (qui, tra l\u2019altro, L\u2019ebreo in rosa<\/em>, Rabbino con cedro<\/em> e la celebre Passeggiata<\/em> del Museo Russo di Stato di San Pietroburgo). Chagall, sordo al suprematismo e al costruttivismo, torna alle sue radici, e preannuncia gi\u00e0 interamente quel che sar\u00e0.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":" \u201cMarc Chagall e Dario Fo non si sono mai incontrati, ma hanno condiviso molto. A partire dall\u2019amore per la […]<\/p>\n","protected":false},"author":5,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[7],"tags":[],"class_list":["post-755","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-incorso"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fabriziodamico.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/755","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fabriziodamico.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fabriziodamico.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fabriziodamico.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/5"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fabriziodamico.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=755"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/fabriziodamico.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/755\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":756,"href":"https:\/\/fabriziodamico.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/755\/revisions\/756"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/fabriziodamico.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=755"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/fabriziodamico.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=755"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/fabriziodamico.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=755"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}