{"id":751,"date":"2015-11-15T11:25:29","date_gmt":"2015-11-15T11:25:29","guid":{"rendered":"http:\/\/fabriziodamico.it\/?p=751"},"modified":"2016-02-04T11:28:18","modified_gmt":"2016-02-04T11:28:18","slug":"la-repubblica-metafisica-a-ferrara","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fabriziodamico.it\/?p=751","title":{"rendered":"La Repubblica. Metafisica a Ferrara"},"content":{"rendered":"
\u00c8 la pittura metafisica per antonomasia, quella creata da Giorgio de Chirico in un pugno d\u2019anni, grosso modo raccolti tutti nel secondo decennio del \u2018900, a Parigi e Ferrara soprattutto. Un\u2019idea di pittura che era giunta gi\u00e0 a definitiva maturit\u00e0 tra il 1911 e i primi mesi del \u201915, a Parigi: dove essa era sbocciata pienamente \u2013 senza che molti, neanche nella capitale francese, ne prendessero atto, peraltro. Una pittura che fece del mondo un eterno enigma; nella quale, in vaste, silenziose piazze deserte le statue vivevano la loro vita di pietra, proiettandovi lunghe ombre ansiose e cariche di memorie classiche o letterarie. Un\u2019esistenza assorta, nata incongruamente ai piedi di arcate immense e mute; ovvero ove la vela di una nave, o il fumo di un treno, passavano lontano, sull\u2019orizzonte occluso da un alto muro cieco, testimoniando forse la malinconia dell\u2019esule senza patria.<\/p>\n
Poi venne la guerra: e i due \u201cDioscuri\u201d del nostro XX secolo \u2013 de Chirico e il fratello Alberto Savinio \u2013 decisero di far rientro in Italia. Arruolati, furono aggregati a un battaglione di fanteria e inviati a Ferrara. Fu qui che nacque una seconda, diversa metafisica: fatta di incastri coloratissimi di squadre e righelli, di bastoncini di liquirizia, di rocchetti di filo, di pani in croce latina, come \u00e8 il pane ferrarese, di biscotti nelle loro scatole azzurre. Quella metafisica che \u2013 se non era proprio costruita, come sar\u00e0 quella di Morandi, solo dalla testa di un manichino da sartoria messo accanto a un foglio di carta, a una scatola e a una bottiglia; o \u201cumanizzata\u201d, come quella dei personaggi di Carr\u00e0 \u2013 affidava lo spaesamento, la tristezza, lo stupore di chi guarda, al matrimonio improbabile e talvolta ironico fra cose d\u2019ogni giorno, raffigurate in uno spazio senz\u2019aria, ossessivamente misurato da vane prospettive geometriche.<\/p>\n
Era quella la metafisica che Giorgio de Chirico invent\u00f2 allora, e che trasmise al pi\u00f9 esperto Carr\u00e0, reduce da una stagione futurista e da un successivo invaghimento primitivista e giottesco; al giovanissimo de Pisis, ancora incerto se farsi pittore; e a Morandi, che pur non conobbe de Chirico se non a guerra conclusa, a Roma; ma che fu certo avvertito della sua pittura e da essa, avvicinata se non altro sulle pagine delle due riviste bolognesi de \u201cLa Brigata\u201d e de \u201cLa Raccolta\u201d, profondamente sedotto.<\/p>\n
\u201cDe Chirico a Ferrara. Metafisica e avanguardie\u201d \u00e8 la mostra che documenta questi pochi anni (1915-1918), altissimi, della pittura italiana: affiancando all\u2019opera di quel magico tempo dechirichiano quella di coloro che furono allora i suoi sodali italiani, e ricordando anche, attraverso pochi ma ben scelti esempi, l\u2019opera di coloro che, in Europa, subirono pi\u00f9 tardi il fascino della sua pittura: da alcuni interpreti della Nuova Oggettivit\u00e0 tedesca a Man Ray, fino ai primi interpreti del surrealismo, fra cui Ernst, Dal\u00ec, Magritte. Voluta da Maria Luisa Pacelli, direttrice delle Gallerie Civiche ferraresi, e curata con l\u2019usuale competenza e perizia da Paolo Baldacci e Gerd Roos, la mostra odierna \u00e8 notevolissima, e davvero rara per i prestiti prestigiosi di cui si giova. \u00c8 aperta adesso a Palazzo dei Diamanti (dove rester\u00e0 fino al 28 febbraio 2016); e con essa Ferrara Arte, che l\u2019ha promossa insieme alla Staatsgalerie di Stoccarda ove sar\u00e0 in seguito trasferita, torna ai livelli espositivi che le sono stati usuali per tanti anni.<\/p>\n
Si va di capolavoro in capolavoro. Per primo, I progetti della fanciulla<\/em> (dipinto da de Chirico nel \u201915, poco dopo l\u2019arrivo nella citt\u00e0 estense; e proveniente oggi, dal Museum of Modern Art di New York), con il guanto appeso a occupare met\u00e0 della strana, simbolica immagine: come era avvenuto, a Parigi l\u2019anno precedente, a Le chant d\u2019amour<\/em>. Ma ora un\u2019ombra strappata alla realt\u00e0 s\u2019insinua nella nuova composizione, e un esatto, quasi iperrealista chiaroscuro d\u00e0 volume e certezza plastica agli oggetti riuniti sotto la torre del castello ferrarese: una scatola verde, e alcuni rocchetti di filo, riuniti assieme a sorprendere, a spaesare.<\/p>\n Forse con minor ansia che non fosse a Parigi. Forse adesso de Chirico, dopo un impatto esistenzialmente difficile, si va abituando all\u2019antica, \u201cmagica\u201d citt\u00e0 che lo accoglie. Qui ha la madre accanto, come sempre; e il fratello, che ne condivide e ne agevola i proficui rapporti con poeti e letterati. Ha una casa; e per amico quel giovane altolocato (\u201cmarchesino\u201d, amer\u00e0 chiamarsi pi\u00f9 tardi), Filippo de Pisis, che qualche volta lo esaspera con il suo egocentrismo, ma qualche altra lo incuriosisce narrandogli vecchie, strane storie ferraresi di cui sembra sapere tutto; e che lo conduce volentieri a esplorare i segreti nascosti nella propria \u201cstanza delle meraviglie\u201d, da cui de Chirico trae certamente qualche suggestione.<\/p>\n Poi, del \u201916, sempre di de Chirico sono in mostra L\u2019angelo ebreo<\/em>, e Il saluto dell\u2019amico lontano<\/em>, con l\u2019occhio bianco e nero che inquieta, spuntato d\u2019improvviso in mezzo a triangoli e squadre che stanno per diventare un manichino, o sopra un pane croccante, di cui par di sentire il profumo, tanto sembra vero. E finalmente del \u201917, del \u201918, i \u201cgrandi manichini\u201d: Il Trovatore, Ettore e Andromaca, Il grande metafisico, Le Muse inquietanti<\/em>, con quel pavimento che non finisce mai, indimenticabile. Quadri memorabili del secolo, non solo italiano; che tanto hanno dato a tante avanguardie e neo avanguardie, persino quando De Chirico usc\u00ec travolto dall\u2019anatema di Breton, prima, e dalla perversa gestione di s\u00e9 stesso, poi.<\/p>\n Attorno stanno dipinti, anch\u2019essi celebri, di Carr\u00e0 (Il gentiluomo briaco, Natura morta TA, L\u2019ovale delle apparizioni<\/em>), di cui il tempo esatto dell\u2019esecuzione non \u00e8 purtroppo accertabile, per i pi\u00f9 tardi rimaneggiamenti e i continui aggiornamenti cui furono sottoposti dallo stesso Carr\u00e0. E di un Morandi \u2018metafisico\u2019 (qui documentato, dopo una delle rare Nature morte <\/em>del \u201916, dalla Natura morta<\/em> con il manichino spezzato di Mamiano di Traversetolo, e dall\u2019altra Natura morta con manichino<\/em> del Museo del Novecento di Milano, entrambe del \u201818): non ancora giunto alla sua pi\u00f9 alta maturit\u00e0 degli anni Venti \u2013 qui documentati, al loro avvio, dalla Natura morta dal tavolo tondo<\/em>, che testimonia gi\u00e0 l\u2019adesione del pittore al clima di \u201cValori Plastici\u201d \u2013 ma gi\u00e0 ora tutto diverso da de Chirico. Infine Soffici, Sironi, de Pisis.<\/p>\n <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":" \u00c8 la pittura metafisica per antonomasia, quella creata da Giorgio de Chirico in un pugno d\u2019anni, grosso modo raccolti […]<\/p>\n","protected":false},"author":5,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[7],"tags":[],"class_list":["post-751","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-incorso"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fabriziodamico.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/751","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fabriziodamico.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fabriziodamico.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fabriziodamico.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/5"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fabriziodamico.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=751"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/fabriziodamico.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/751\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":752,"href":"https:\/\/fabriziodamico.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/751\/revisions\/752"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/fabriziodamico.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=751"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/fabriziodamico.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=751"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/fabriziodamico.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=751"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}