{"id":748,"date":"2015-10-15T11:23:16","date_gmt":"2015-10-15T11:23:16","guid":{"rendered":"http:\/\/fabriziodamico.it\/?p=748"},"modified":"2016-02-04T11:24:34","modified_gmt":"2016-02-04T11:24:34","slug":"la-repubblica-toulouse-lautrec","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fabriziodamico.it\/?p=748","title":{"rendered":"La Repubblica. Toulouse-Lautrec"},"content":{"rendered":"

Sono oltre duecento le opere (di Toulouse-Lautrec, dei suoi predecessori francesi, di italiani che a Parigi ne seguirono l\u2019esempio) che fanno, al Palazzo Blu di Pisa, la mostra \u201cToulouse-Lautrec. Luci e ombre di Montmartre\u201d, che per la prima volta in Italia presenta con tale larghezza l\u2019opera incisa del piccolo uomo che forse pi\u00f9 d\u2019ogni altro ha incarnato, nella capitale francese dell\u2019ultimo decennio dell\u2019Ottocento, la nuova bramosia di vita che segn\u00f2 di s\u00e9 la citt\u00e0. Parigi era in uscita proprio allora dal lungo tempo che ne aveva squassato le speranze, dopo la sconfitta della guerra con la Prussia che nessuno s\u2019attendeva e che fu gravida di lunghe, disastrose conseguenze, prima delle quali il debito pesante delle riparazioni da riconoscere alla potenza vittoriosa. Nel ventennio che era trascorso dal 1870 la Francia (fiaccata allora in ogni aspetto dell\u2019economia; e arrischiando \u2013 dopo l\u2019impero – un incerto e titubante assetto repubblicano) aveva saputo per\u00f2 conservare un ormai secolare primato: quello nella cultura e nelle arti. L\u2019et\u00e0 matura dell\u2019impressionismo, in particolare, poi la breve et\u00e0 del pointillisme<\/em> di Seurat, e la subito successiva nascita del simbolismo ne avevano contraddistinto, nelle arti visive, quel tempo per ogni altro verso aspro e difficile; ed ora che finalmente la sconfitta era lontana, la gioia di una nuova generazione poteva dilagare nei caff\u00e8 concerto, nei cabaret, nei teatri e in ogni ritrovo di una giovent\u00f9 che si voleva spensierata, eccessiva, galante e gaudente. Parigi preparava la sua belle \u00e9poque<\/em>, con la quale un\u2019altra volta avrebbe stupito il mondo.<\/p>\n

Henri de Toulouse-Lautrec (1864-1901), erede d\u2019una delle famiglie aristocratiche pi\u00f9 blasonate del Paese, di quel mondo fu da subito un cuore pulsante. Pur con le sue membra mal cresciute, pur con il quotidiano dolore e la sotterranea amarezza che quel suo corpo malato gli procuravano, un\u2019innata, intensa gioia di vivere lo mise al centro di quel mondo nuovo, garantendogli per tutta la breve vita la luce dei riflettori, e insieme amicizie vere, solidali e durevoli: come quelle, ad esempio, con i pittori Louis Anquetin, con il quale spart\u00ec gi\u00e0 i giorni di un\u2019educazione accademica presto rifiutata, e \u00c9mile Bernard, o con l\u2018impresario e famoso chansonnier<\/em> Aristide Bruant, che avrebbe aperto, nella sede che era stata dello Chat Noir, il cabaret Le Mirliton (dove d\u2019ora in avanti egli esporr\u00e0 tutte le sue opere principali), e la cui celebrit\u00e0 Toulouse contribu\u00ec a diffondere dedicandogli una lunga serie di fortunati manifesti.<\/p>\n

Sul finire degli anni Ottanta Lautrec espone con il gruppo dei XX a Bruxelles \u2013 allora una delle punte di diamante dell\u2019avanguardia europea \u2013 e poco dopo, tra l\u2019altro, al Salon des ind\u00e9pendants<\/em> a Parigi: e sembra sul punto di trovare nella tradizionale pittura ad olio la sua strada. Ma nell\u2019ottobre del 1889 apre il Moulin Rouge. Il pittore vi ha subito un suo tavolo riservato: l\u00ec disegner\u00e0 \u2013 celermente, quasi sgarbatamente \u2013 tutte le celebrit\u00e0 che vi transitano; e \u2013 l\u00ec, o in altri simili ritrovi \u2013 vedr\u00e0 esibirsi tutte le stelle del palcoscenico che Parigi consacra: da Jane Avril a Yvette Guilbert a Lo\u00efe Fuller. A ciascuna delle quali \u2013 a partire dal primo manifesto destinato a La Goulue au Moulin Rouge <\/em>del \u201991: subito aureolato da uno straordinario successo \u2013 egli destiner\u00e0 le sue affiches<\/em>, i suoi disegni seguiti talora da una lunga serie di stampe litografiche, i suoi dipinti. Lautrec continua ad esporre presso i mercanti e le gallerie, ma \u00e8 infine soggiogato dalla vastit\u00e0 dell\u2019eco che suscitano i suoi lavori a stampa: e capisce che \u00e8 questo \u00e8 il suo futuro. Che \u00e8 con la litografia che potr\u00e0 accompagnare il transito di Parigi al nuovo secolo.<\/p>\n

\u00c8 giusto allora che la mostra odierna (promossa dalla Fondazione<\/p>\n

Palazzo Blu assieme alla Citt\u00e0 di Pisa e alla Regione Toscana, aperta fino<\/p>\n

al 14 febbraio 2016; a cura di Maria Teresa Benedetti; e con un ottimo<\/p>\n

catalogo Skira, che comprende fra l\u2019altro la schedatura integrale<\/p>\n

dell\u2019opera incisa di Toulouse-Lautrec redatta a cura di Eugenia Querci,<\/p>\n

sulla scorta del catalogo generale di G\u00f6tz Adriani) si concentri in modo<\/p>\n

particolare sulla litografia di Lautrec, in tutte le sue declinazioni.<\/p>\n

Ha molte memorie, Toulouse: prima fra tutte Degas, da cui ha avuto il primo incoraggiamento, e da cui ha mediato la passione per la raffigurazione dei cavalli da corsa, del teatro, e ancor pi\u00f9 durevolmente il fascino per la donna che si sveste, si lava, si specchia, seduce nel segreto del suo boudoir<\/em>. Poi guarda l\u2019incisione giapponese dell\u2019ukiyo-e <\/em>(da Utamaro a Kunisada); ma anche le maschere ghignanti di Ensor, conosciute forse a Bruxelles nell\u2019\u201988; la sintesi del segno forte e riassuntivo di Gauguin; e la tensione disperata di van Gogh (con il quale talvolta esporr\u00e0). Ma infine tutte le accantona, queste suggestioni, sacrificandole a quella intuizione che ebbe, da solo, di dare immagine e nuovo decoro a un \u2018prodotto\u2019, fosse esso quello d\u2019uno spettacolo, d\u2019un ritrovo, ovvero dell\u2019esibizione di una danzatrice o di un attore.<\/p>\n

\u00c8 stato pi\u00f9 d\u2019una volta nominato, Toulouse-Lautrec, antesignano dell\u2019espressionismo, che nascer\u00e0 di qui a poco, e sotto altri cieli. Ma la sua deformazione della realt\u00e0 non esprime una remora, un sospetto, una condanna nei suoi confronti; anzi, egli grava la realt\u00e0 che raffigura di distorsioni, e talora la sovraccarica d\u2019ansia, per sottolinearne la natura d\u2019evento unico, irrepetibile: come sono la voce insolente di Bruant, la sensualit\u00e0 della Goulue o i veli scolpiti nell\u2019aria dalla Fuller. \u201cPi\u00f9 libero nell\u2019arte dell\u2019incisione\u201d che nella pittura, lo dice giustamente la Benedetti: se infatti nella pittura Lautrec continua in parte a subire l\u2019influenza di Degas \u2013 del suo spazio violato dagli improvvisi tagli diagonali, come del suo disegno ora perfetto, ora trascurato \u2013, nell\u2019incisione, di cui \u00e8 via via pi\u00f9 consapevole di star scrivendo una nuova vicenda, Toulouse sapr\u00e0 magicamente unire l\u2019incanto alla volgarit\u00e0, la seduzione all\u2019ironia, il fascino alla deiezione. Predilige la litografia, tecnica brusca ed essenziale, che anima talvolta di brucianti accostamenti di colore, talvolta di un monocromo che oppone il nero pi\u00f9 fondo ed intenso ad un bianco che satura di luce abbacinante la scena. E dovunque, Lautrec sparge il suo resistente invaghimento per le cose, gli animali, le donne tanto amate, che di volta in volte immortala.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"

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