{"id":740,"date":"2015-06-05T17:02:13","date_gmt":"2015-06-05T17:02:13","guid":{"rendered":"http:\/\/fabriziodamico.it\/?p=740"},"modified":"2015-06-17T17:07:31","modified_gmt":"2015-06-17T17:07:31","slug":"la-monotonia-di-morandi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fabriziodamico.it\/?p=740","title":{"rendered":"La monotonia di Morandi"},"content":{"rendered":"
Intervento alla giornata di studi morandiana, Roma, Accademia di San Luca, 5 giugno 2015<\/p>\n
<\/p>\n
La monotonia di Morandi<\/strong><\/p>\n <\/p>\n S\u2019\u00e8 spesso tacciata la pittura di Giorgio Morandi \u2013 in particolare nel secondo dopoguerra, quando sembr\u00f2 lecito richiedere all\u2019arte figurativa di testimoniare il dolore e la lotta per un mondo diverso e migliore \u2013 di monotonia nella scelta dei suoi temi. Delle sue sempre eguali, e rade, occasioni visive; dei suoi pretesti figurativi invariati nei cinquant\u2019anni e pi\u00f9 che dur\u00f2 la sua pittura.<\/p>\n La finestra della casa bolognese di via Fondazza e le colline di Grizzana come unico suo spalto sul mondo. E poi i vasi e le bottiglie, le ciotole e le piccole scatole, i bicchieri e la fruttiera, le brocche e la custodia dell\u2019orologio: i pochi oggetti che trovava andando per il mondo, che sceglieva qualche volta per caso e qualche volta con amore; che custodiva gelosamente, lasciando che la polvere vi si depositasse lenta, nella camera adibita a studio. E che poi di volta in volta componeva sul tavolo per trarne le sue nature morte.<\/p>\n Che poi, dal 1911, l\u2019anno d\u2019esordio, al 1964, l\u2019anno della morte, non si sia mai dato un solo lustro che non innovasse profondamente sul precedente, pass\u00f2 quasi sotto silenzio. Che, in giovent\u00f9 come poi sempre, ogni nuova poggiatura di forma ripetesse le movenze diverse che andava indagando la pi\u00f9 alta vicenda pittorica italiana ed europea (cos\u00ec che un\u2019eco del primo cubismo ancora c\u00e9zanniano, e persino di certo futurismo; poi la suggestione della Metafisica, e infine di un ritorno al classico passarono in lui, prima ancora che giungesse la maturit\u00e0): che tutto questo diverso divenire, poi, si sia di frequente dimenticato e comunque spesso subordinato di fronte alla presunta \u201cmonotonia\u201d del tema, \u00e8 diffusa quanto incredibile realt\u00e0.<\/p>\n In verit\u00e0, esattamente all\u2019opposto, Morandi usa, e certo consapevolmente, la forte omogeneit\u00e0 della propria \u201ccostituzione d\u2019oggetto\u201d per concentrare la sua energia creativa nell\u2019attimo cruciale di quella che Cesare Brandi avrebbe nominato la \u201cformulazione d\u2019immagine\u201d. Allora \u00e8 appunto il suo lastricare la propria strada di intenzioni di forma sempre rinnovate che giustifica una verifica: per la quale ho scelto oggi di dire brevemente dei suoi anni Cinquanta, quelli che immediatamente anticipano gli ultimi, tremanti e altissimi anni della sua operosit\u00e0: nei quali si manifesta un nuovo turbamento dello sguardo, che avr\u00e0 in Morandi, forse, l\u2019unico precedente nei paesaggi sommossi degli anni di guerra.<\/p>\n Disomogeneo, dunque, profondamente segnato al suo interno da pulsioni e attitudini difformi, si dimostra subito anche questo suo tempo tardo \u2013 il sesto decennio del secolo \u2013 che parrebbe ad un primo sguardo il suo pi\u00f9 monolitico. E che invece si svela mobile e molteplice fin dall\u2019avvio: a cominciare da quella Natura morta<\/em> del \u201951, per fare un solo esempio, nella quale i tre oggetti che la compongono, bagnati di una luce calda e ambrata, stanno senza peso sul bordo d\u2019un tavolo che s\u2019allunga in tralice, come fosse una prora; con un suo angolo sospinto verso un inusuale affondo prospettico, sottolineato dall\u2019ombra lieve che proietta sul piano d\u2019appoggio la bottiglia dal collo lungo. Il trepido tepore che invade la piccola tela, lasciandola tutta vivere nell\u2019incanto dell\u2019assidua luce dorata che ovunque l\u2019avvolge ricorda ancora qualcosa del tempo immediatamente precedente, quando Morandi riassapora, dopo la guerra e i suoi oscuri fantasmi, \u201ccon squisitezza profonda, la pittura e il piacere della pittura\u201d; ma sono infine, questa natura morta e il suo spazio cigolante, nuovissimi.<\/p>\n Ma Arcangeli giustamente avverte che a questa data \u00e8 gi\u00e0 in atto uno \u201cscatto mentale\u201d di Morandi, che lo condurr\u00e0 a breve termine, e prima di tutto nelle nature morte \u201ca pianta quadrata\u201d, ad un nuovo controllo dell\u2019emozione, e a dipinti che, se \u201cnon \u00e8 facile chiamar classici tout court<\/em>\u201d, certo ripensano in qualche misura il tempo ormai remoto dei \u201cValori Plastici\u201d, quando il sogno di volumi castamente e perfettamente arginati da un segno che margina e definisce gli oggetti aveva condotto Morandi a condividere il clima diffuso di un recupero di ipotesi classiche.<\/p>\n Ed ecco, cronologicamente prossime alla Natura morta<\/em> di cui si diceva, allinearsene altre tutte diverse, distese fra il \u201952 e il \u201954: dove gli oggetti, cresciuti per numero, si stringono a fare quella \u201csorta di fortilizio rettangolo delle cose\u201d (sono ancora parole di Arcangeli) nel quale prima preoccupazione della pittura \u00e8 appunto quella d\u2019iscrivere la totalit\u00e0 delle presenze quotidiane in un partito spaziale di geometrico nitore, sottraendole al tumulto, al disordine e alla casualit\u00e0 della vita. Un disegno semplificato le delinea, mentre la luce, su di esse, quasi sempre frontale, esclude le ombre, cos\u00ec che le forme vanno come smarrendo la loro esistenza individua, per esistere soltanto come sobrie e misurate quantit\u00e0 di spazio.<\/p>\n E\u2019 un modo, questo, che occupa in misura preponderante i propositi del pittore per tutta la prima met\u00e0 del decennio: tempo che per\u00f2 ha al suo interno altre eccezioni. Come, sempre solo ad esempio, si fa manifesto in una Natura morta<\/em> del \u201953: in cui si verifica gi\u00e0 quell\u2019incardinare gli oggetti in profondit\u00e0 lungo un asse centrale, cos\u00ec che la loro gremita successione nasconda alla vista una porzione crescente dei pi\u00f9 lontani. Isolati in tal modo al centro della composizione, essi resisteranno negli anni sempre pi\u00f9 labilmente al dissolvimento della loro integrit\u00e0 plastica: sino ad apparire sulla tela, tra la fine d\u2019anni Cinquanta ed avvio del successivo decennio, soltanto come remoti fantasmi dell\u2019esistente.<\/p>\n \u00c8 di questi anni, anche, il frequente comporre di Morandi per serie di dipinti di analogo imposto, fra i quali corre soltanto qualche minima, quasi impercettibile divaricazione. Morandi non si preoccup\u00f2 mai di esporli o comunque di mostrarli nella loro interezza, appunto, di \u201cserie\u201d. Ed \u00e8 dunque improbabile che gli fosse presente il concetto di \u201cserie\u201d cos\u00ec come esso s\u2019era dato, nella vicenda del moderno, da Monet in avanti: tanto meno con la valenza di fusione, in esso, dell\u2019unit\u00e0 di tempo in una pi\u00f9 distesa \u201cdurata\u201d. Ma certo la caparbia, testarda e fin ossessiva scelta di non concedere alla sua pittura di natura morta neppure quella composizione appena variata dei suoi oggetti esit\u00f2 un\u2019ultima sottrazione al peso specifico, esistenzialmente coinvolto, del singolo oggetto: che proprio dalla sua costante iterazione veniva sottratto a ogni imprevedibilit\u00e0, ad ogni variazione di umore. Cos\u00ec che pu\u00f2 verificarsi, proprio nelle \u201cserie\u201d degli anni Cinquanta, la verit\u00e0 profonda di uno degli assunti cruciali della poetica morandiana: \u201cnulla \u00e8 pi\u00f9 astratto del mondo visibile\u201d.<\/p>\n Viene infine, allo scadere del decennio, un altro magico gruppo di opere coese. Proprio al \u201959 si colloca, ad esempio, la Natura morta<\/em> con due brocche gialle, quasi uguali, mal poste sul piano di posa; e, quella di sinistra, come lievitante oltre l\u2019orizzonte in curva, che la sagoma della brocca sforza e sospinge implausibilmente verso l\u2019alto. E gi\u00e0 qui, non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 un disegno che argini la forma, n\u00e9 pi\u00f9 ombre che attestino un volume, e che ne certifichino una collocazione congrua nello spazio.<\/p>\n Poi, nei suoi anni estremi, Morandi sembra, ancora e ancora, ripetere a s\u00e9 stesso l\u2019assunto pi\u00f9 sopra ricordato, che nulla sia pi\u00f9 astratto del reale. Quando, ad esempio, i suoi oggetti smarriscono per sempre peso e volume, e divengono non pi\u00f9 che larvali apparizioni, fiati e cenere, sul breve rettangolo della pittura. V\u2019\u00e8 stato chi, come Franz Morat, ha gi\u00e0 da tempo sospettato che proprio questi anni segnino un\u2019acme assoluta della qualit\u00e0 di Morandi: proprio come Roberto Longhi ipotizz\u00f2 che quell\u2019acme fosse da ravvisarsi nei paesaggi di Grizzana dei primi anni Quaranta (ma, appunto, Longhi lo diceva nel \u201945, presentando a Firenze quella che fu la prima personale di Morandi nell\u2019Italia liberata; e pensava dunque, proprio come avrebbe fatto pi\u00f9 tardi Morat, a un \u201cultimo Morandi\u201d).<\/p>\n Poi, subito appresso, dopo un ultimo sforzo di radunare oggetti a baluardo contro il silenzio che incombe (nella Natura morta<\/em> Maramotti del \u201962), si d\u00e0nno la pallida, spettrale apparizione degli oggetti allineati su una profondit\u00e0 ormai inesistente nella Natura morta<\/em> Ghiringhelli, e le due tele ultime: bianco su bianco, grigio sopra grigio, raro colore su una materia tenuta bassissima, tanto che il vorticare cieco che vi fa il pennello sembra erodere e scavare, piuttosto che, come dovrebbe, depositare pittura. L\u2019oggetto \u00e8 adesso definitivamente lontano: scambiato da Morandi non con un\u2019algida astrazione, ma una colma misura di sensi, saggi e insieme dolorosi.<\/p>\n <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":" Intervento alla giornata di studi morandiana, Roma, Accademia di San Luca, 5 giugno 2015 La monotonia di Morandi […]<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[7],"tags":[],"class_list":["post-740","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-incorso"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fabriziodamico.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/740","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fabriziodamico.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fabriziodamico.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fabriziodamico.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fabriziodamico.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=740"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/fabriziodamico.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/740\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":741,"href":"https:\/\/fabriziodamico.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/740\/revisions\/741"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/fabriziodamico.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=740"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/fabriziodamico.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=740"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/fabriziodamico.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=740"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}