{"id":729,"date":"2015-05-03T17:03:17","date_gmt":"2015-05-03T17:03:17","guid":{"rendered":"http:\/\/fabriziodamico.it\/?p=729"},"modified":"2015-05-03T17:05:35","modified_gmt":"2015-05-03T17:05:35","slug":"piero-guccioneuna-monografia-di-marco-goldin","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fabriziodamico.it\/?p=729","title":{"rendered":"la Repubblica. Piero Guccione: una monografia di Marco Goldin"},"content":{"rendered":"
Sono opere di grande formato quelle che fanno oggi la mostra di Piero Guccione aperta nella sede della Pinacoteca Civica vicentina di Palazzo Chiericati (a cura di Marco Goldin, che dedica contestualmente al pittore un\u2019ampia monografia, edita da Linea d\u2019ombra Libri; fino al 2 giugno). Opere datate agli ultimi venticinque anni, e dunque appartenenti alla sua piena maturit\u00e0 (Guccione, nato a Scicli nel 1935, compir\u00e0 a giorni ottant\u2019anni); opere, quasi tutte, che hanno per unico soggetto il mare: quel Mediterraneo che circonda la sua Sicilia.<\/p>\n
Erano gli albori degli anni Settanta quando questa \u2018figura\u2019 semplice e disadorna \u2013 il mare, appunto \u2013 fece il suo ingresso in una pittura che gi\u00e0 molto aveva cercato, nell\u2019ambito della pittura di realt\u00e0 del dopoguerra italiano, e romano in particolare; e molto dunque conosceva. Di certo iperrealismo americano, soprattutto, ma poi di tanto altro a lui pi\u00f9 prossimo: da Vespignani a Bacon, senza che gli fosse necessario fare fra quei suoi primi \u2018maestri\u2019 una serrata gerarchia; e con l\u2019occhio attento e vigile sui risultati, anche, di taluno dei suoi giovani compagni di strada, come Titina Maselli, scelti fra i pi\u00f9 renitenti a chiudersi nel dogma del realismo. Appoggiato allora dalla critica marxista, Guccione \u2013 che s\u2019era presto trasferito a Roma, dove rimarr\u00e0 fino alla fine dell\u2019ottavo decennio del secolo \u2013 sembrava avviato a sviluppare in quell\u2019alveo la sua pittura. Nonostante un\u2019ambiguit\u00e0 del vedere, una sorta di allarme che pervadeva la sua vicinanza al dato di natura, che indagava come sdoppiandolo e facendolo incerto del suo approdo. Cos\u00ec che, percossa l\u2019ovviet\u00e0 dello sguardo, vennero sin da quei suoi inizi, a complicare il suo spazio, i primi sbarramenti (di una grata attraverso la quale s\u2019intravedeva un giardino fiorito, di una verticale che s\u2019alzava improvvisa nella composizione), e i primi riflessi che moltiplicavano la visione (le nuvole specchiate dalla lucida carrozzeria della Volkswagen). A quel suo modo, che lo collocava gi\u00e0 in un ambito distante dalla vulgata realista, Guccione dovette i suoi primi riscontri in patria, presto seguiti da un diffuso credito internazionale (soprattutto saldo in Francia e negli Stati Uniti).<\/p>\n
Finch\u00e9 la sua terra non se lo riprese: \u00e8 il 1979 quando rientra definitivamente in Sicilia; e da allora egli ha vissuto con l\u2019immensa distesa del Mediterraneo davanti agli occhi. Finch\u00e9, come sapeva, dallo sguardo quella vastit\u00e0 smisurata gli \u00e8 scesa nell\u2019animo, occupandolo intera. Sono state rare, da allora, le incursioni di Guccione su temi diversi: un campo di grano, talora; o \u2013 in una serie notevolissima che ha avuto forse la sua acme nei pastelli d\u2019anni Ottanta \u2013 l\u2019ombra vasta e leggera che il sole velato deposita sui monti Iblei. Silenzio, incanto, malinconia lesse in quelle immagini Roberto Tassi; e un\u2019invincibile \u201ctristezza di fronte alle cose\u201d. Ma era soprattutto l\u2019azzurro colmo del mare a sedurlo, adesso. Un mare entro cui si scorgevano ancora striature, lunghe diagonali, forse, di sole sull\u2019acqua; o passaggi \u2013 fors\u2019anche \u2013 di una imbarcazione: come a turbare ancora una volta lo sguardo sulle cose della natura. Poi la linea dell\u2019orizzonte, che era stata tenuta altissima, fino a sfiorare il margine superiore del dipinto, si abbassa bruscamente: e giunge a delimitare, scrive oggi Goldin, \u201cquel bordo che confina ugualmente la visione e la cecit\u00e0\u201d; fino a lasciare che la tela sia invasa soltanto dall\u2019azzurro pi\u00f9 tenue del chiarore del cielo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"
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