{"id":709,"date":"2015-01-31T19:23:37","date_gmt":"2015-01-31T19:23:37","guid":{"rendered":"http:\/\/fabriziodamico.it\/?p=709"},"modified":"2015-03-22T19:29:37","modified_gmt":"2015-03-22T19:29:37","slug":"709","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fabriziodamico.it\/?p=709","title":{"rendered":"la Repubblica: Boldini a Forl\u00ec"},"content":{"rendered":"
Giovanni Boldini, nato a Ferrara nel 1842, \u00e8 uno dei casi della pittura italiana dell\u2019Ottocento che la critica non ha saputo decifrare fino in fondo. Celebre e richiestissimo in Europa e in America nei lunghi anni che vanno dalla fine del nono decennio del XIX secolo fino almeno a quelli della prima guerra mondiale, la sua fortuna mercantile s\u2019\u00e8 in seguito incrinata, e<\/p>\n
con essa la frequenza degli studi sulla sua opera. Fintanto che, negli ultimi decenni in particolare, l\u2019una e gli altri hanno risollevato la testa, riportando in auge il pittore e facendolo oggetto di molte mostre di qualit\u00e0. Adesso, a cura di Francesca Dini e Fernando Mazzocca, i Musei San Domenico di Forl\u00ec tornano a rivisitarne la figura con una mostra vastissima, che si avvale di molti inediti (fra i quali alcuni dipinti murali del ciclo immaginato dal giovane Boldini per la villa pistoiese della Falconiera), oltre che dei suoi pi\u00f9 celebrati capolavori, messi a confronto con opere di altri artisti italiani attivi per un periodo della loro vita a Parigi, dove invece Boldini scelse \u2013 quando non aveva ancora trent\u2019anni \u2013 di trasferirsi definitivamente.<\/p>\n
Lasci\u00f2 allora Firenze \u2013 dove s\u2019era stabilito, ma che gli sembr\u00f2 poi sempre troppo piccola per le sue ambizioni \u2013 e quei luoghi dove s\u2019era educato e aveva stretto le prime solidariet\u00e0 con i pittori \u2018della macchia\u2019. Sono della seconda met\u00e0 degli anni Sessanta del secolo i suoi primi risultati maturi, prevalentemente tesi a ripensare il modo del ritratto del suo tempo, con esiti notevoli (qui esposti alcuni ben noti dipinti, quali il Ritratto<\/em> di<\/em> Diego<\/em> Martelli<\/em>, di Cristiano<\/em> e di Leonetto<\/em> Banti<\/em>, assieme ad altri inediti: ad acclarare un tempo del lavoro di Boldini su cui la mostra odierna si sofferma a lungo, proficuamente).<\/p>\n Poi la smania di far classico e insieme elegante, ripretendo i modi di Boucher, e Fragonar, che fa capo al vasto movimento del \u201csettecentismo\u201d (smania fatta propria, fra i molti altri, da Meissonier e sulla sua scia da Mariano Fortuny padre) prende anche Boldini che, dopo aver brevemente visitato Parigi nel \u201967 in occasione dell\u2019Esposizione Universale, vi ha fissato la sua stabile dimora nel \u201971. E vengono allora, in lunga teoria, raffigurazioni di interni borghesi punteggiati da minute figurette, animate e coloratissime, e da minimi racconti fatti quasi soltanto di sorrisi, di grazie ed inchini. O piccoli quadri di gremite piazze parigine, di carrozze, di squarci della Senna, persino di paesaggi che per un attimo sembrano condividere almeno i temi della nouvelle<\/em> peinture<\/em> impressionista (a Forl\u00ec, ad esempio, La<\/em> grande rue \u00e0 Combes-la-Ville<\/em>, del 1873).<\/p>\n D\u2019altronde Boldini ricorder\u00e0 e far\u00e0 tesoro, nei suoi primi anni parigini, di quel suo talento d\u2019afferrare, di ghermire quasi, le cose. E lo fa attraverso quella \u201cfreschezza del colorito\u201d che fu sua dote riconosciuta dai pi\u00f9 in occasione della prima, fortunata uscita pubblica (a Firenze, nel 1866). Una facilit\u00e0 di mano, peraltro, guardata fin d\u2019allora con un filo di sospetto da Telemaco Signorini (\u201cper l\u2019appunto questa freschezza \u00e8 la qualit\u00e0 che meno apprezziamo in quest\u2019artista. Mentre la fattura larga e facile ci piace, il colore continuamente bello e lucido ci stanca\u201d, scrisse allora il Signorini \u2013 autorevolmente, e con una sorta di preveggenza di quanto sarebbe venuto in seguito, in quello che resta comunque un avvio prestigioso della vastissima bibliografia di Boldini).<\/p>\n Era, quello nel quale si stabil\u00ec a Parigi, un tempo in cui, tramontata con la Comune e con l\u2019esito infausto della guerra franco-prussiana la stella del Courbet pi\u00f9 aspro e intransigente, il gusto del pubblico s\u2019orientava \u2013 complici le giurie tradizionaliste dei Salon<\/em> annuali \u2013 su valori lontani da ogni radicalismo, e per lo pi\u00f9 dettati ancora dallo storicismo e dall\u2019esotismo che avevano caratterizzato il modo della pittura francese nei decenni precedenti, ma in cerca di sempre pi\u00f9 raffinate eleganze e di iperbolici virtuosismi del pennello. Boldini, in quel suo primo periodo parigino, pone ascolto con intelligenza all\u2019aria del tempo, e non fa fatica ad adeguarvisi. D\u2019altra parte, proprio per le sue radici nella presunta cernita di \u2018verit\u00e0\u2019 propria della voga settecentista, \u201canche i pi\u00f9 convinti assertori del realismo pittorico, come il critico Diego Martelli, finivano con il tollerare queste fughe nel passato di Boldini\u201d, scrive oggi la Dini. N\u00e9 va dimenticato che la moda del Settecento, francese in particolare, fu allora tanto estesa da sedurre anche la giovinezza di grandi pittori che avrebbero di l\u00ec a poco militato nel campo avverso dell\u2019impressionismo: come, ad esempio, Renoir.<\/p>\n A Parigi, Boldini \u2013 subito pronto a lasciare il suo vecchio mercante Reitlinger per entrare nella scuderia della Maison Goupil, che ne internazionalizz\u00f2 le fortune mercantili \u2013 matura presto un suo definitivo distacco dal mondo in cui aveva fatto i suoi esordi, da quella pittura \u201cdi macchia\u201d, in particolare, che usciva d\u2019altronde allora dalla sua fase pi\u00f9 alta e propositiva. \u201cCredo che non verr\u00f2 pi\u00f9 a Firenze, sono troppo impegnato con Parigi\u201d, scrive infatti all\u2019amico Cristiano Banti, in una lettera ricordata oggi da Mazzocca, che ripercorre estesamente nel catalogo Silvana della mostra odierna le tappe principali della controversa fortuna critica del pittore.<\/p>\n Ma \u00e8 solo nel decennio seguente, il nono del secolo (soprattutto dopo la sua met\u00e0, ed anche in coincidenza con l\u2019adozione della tecnica del pastello, proprio in quel giro d\u2019anni diffusasi nell\u2019ambiente artistico parigino), che Boldini abbandona definitivamente quel suo modo di dar vita \u2013 attraverso piccoli, veloci colpi di colore infinitamente variato \u2013 ad una realt\u00e0 multiforme e garbata (una \u2018realt\u00e0\u2019, ovviamente, agli antipodi di quella impressionista, cos\u00ec che uno dei primi e pi\u00f9 acuti mentori di quel movimento, Edmond Duranty, la sbeffeggiava descrivendola come fatta soltanto da \u201cun abbaglio di ricami, di passamanerie, rasi, dorature, urletti di colore\u201d), e inventa quella che diverr\u00e0 la sua immagine definitiva.<\/p>\n Che trae linfa \u2013 stavolta s\u00ec \u2013 dalla vita, da quella almeno bagnata dalla bellezza che ammira s\u00e9 stessa e se ne invaghisce, dalla grazia, dall\u2019incanto di un mondo prediletto dal fato. Vengono, cos\u00ec, eleganti gentiluomini e soprattutto, splendide e altere, avvolte di seriche e fruscianti stoffe preziose, le figure slanciate e sdutte delle sue \u201cdivine\u201d, come egli ama chiamarle: nobildonne, attrici, amanti. Tutte col sorriso che si sprigiona dalle labbra appena dischiuse, accuratamente segnate dal rossetto, e che ne illumina il volto seducente.Tutte lontane eredi, certo, della grande ritrattistica inglese settecentesca di Reynolds e di Gainsborough, e ancora pi\u00f9 indietro nel tempo, di quella di Frans Hals, con i suoi neri sciabolati sulla tela come se fossero le grida d\u2019un dramma svolto su di un palcoscenico (mentre da un altro nero, quello che Manet aveva desunto da Vel\u00e1zquez e da Goya, Boldini si tenne lontano, o non arriv\u00f2 a intenderlo). E divenne ben presto \u2013 quel \u201cpiccolo gnomo italiano\u201d, come fu sovente chiamato \u2013 il ritrattista preferito della Belle \u00c9poque, conteso dall\u2019aristocrazia e dalla ricca borghesia di due continenti.<\/p>\n \u201cN\u00e8 un creatore, n\u00e9 un poeta\u201d, lo disse nel 1909 Ardengo Soffici, che allora si batteva a fianco dell\u2019avanguardia. E Filippo de Pisis, anche lui \u2018ferrarese di Parigi\u2019, scrivendone in occasione della morte, nel 1931: \u201cpittore che si esita un po\u2019 a chiamar grande, sebbene grandissimo talento ebbe senza dubbio\u201d. Eppure, a quelle sue donne avvolte di seta e di fiori, ritratte spesso in uno spazio in tensione e quasi in subbuglio, tormentato e mosso (tanto da farne presumere un\u2019improbabile anticipazione della spazialit\u00e0 futurista), Boldini seppe donare una vita senza tempo e senza rughe, facendocele pensare eterne, attraverso un pennello che fu uno dei pi\u00f9 sapienti del secolo.<\/p>\n <\/p>\n <\/p>\n <\/p>\n <\/p>\n <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":" Giovanni Boldini, nato a Ferrara nel 1842, \u00e8 uno dei casi della pittura italiana dell\u2019Ottocento che la critica non […]<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[7],"tags":[],"class_list":["post-709","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-incorso"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fabriziodamico.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/709","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fabriziodamico.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fabriziodamico.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fabriziodamico.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fabriziodamico.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=709"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/fabriziodamico.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/709\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":717,"href":"https:\/\/fabriziodamico.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/709\/revisions\/717"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/fabriziodamico.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=709"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/fabriziodamico.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=709"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/fabriziodamico.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=709"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}