{"id":670,"date":"2014-07-06T08:32:12","date_gmt":"2014-07-06T08:32:12","guid":{"rendered":"http:\/\/fabriziodamico.it\/?p=670"},"modified":"2014-10-24T14:58:44","modified_gmt":"2014-10-24T14:58:44","slug":"tullio-pericoli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fabriziodamico.it\/?p=670","title":{"rendered":"la Repubblica: Tullio Pericoli"},"content":{"rendered":"
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\u00c8 ormai tempo di fare un poco di storia sulla pi\u00f9 recente pittura di paesaggio di Tullio Pericoli (ora riunita in due mostre al Mag di Riva del Garda, fino al 2 novembre, e al Mart di Rovereto, fino all\u20198 giugno; entrambe a cura di Claudio Cerritelli); adesso che essa occupa con larga prevalenza quasi vent\u2019anni del suo lavoro condotto sulla tela. Intrufolatasi, quella pittura, nel bel mezzo della dimensione sua pi\u00f9 universalmente nota di disegnatore: dapprima quasi di soppiatto, ma presto con piena convinzione di s\u00e9. Paesaggi, sono stati, che hanno sin dall\u2019inizio conservato il profumo dell\u2019erba, il vento dei monti e le rifrazioni delle acque che Pericoli ha visto, e che gli sono entrati sotto la pelle; ma paesaggi infine interamente rifondati, non solo rispetto alla moderna nozione del genere, ma anche confrontando il modo d\u2019adesso con quello antecedente dello stesso Pericoli.<\/p>\n
Per un lungo tratto, che ripercorre attraverso cento e cento immagini un prezioso suo libro recente (I paesaggi<\/em>, Adelphi 2013), il paesaggio \u00e8 stato per Pericoli un luogo capiente, atto ad ospitare i sogni infiniti, le innumerevoli incursioni dell\u2019occhio sulla natura. Che tutta, proprio tutta (terre incolte od arate, alberi potati e foreste, acque quiete o scroscianti), stava in quelle tele, o in quelle carte, talvolta ancora sorvegliate da una silenziosa figura di \u2018testimone\u2019 che Pericoli convocava a margine del suo paesaggio nei grandi pastelli che immediatamente precedettero la stagione della pittura ad olio. Allo sguardo inguaribilmente curioso sul mondo tendeva allora la mano una fantasia visionaria, capace di trasformare ogni cosa toccata, sragionando: \u201cil pavimento \u00e8 impazzito, sta producendo paesaggi\u201d, scriveva allora, quasi preannunciando la stagione che stava per aprirsi, un nostro grande scrittore scomparso, Antonio Tabucchi.<\/p>\n C\u2019\u00e8 sempre stato \u2013 allora come oggi \u2013 poco cielo, in Pericoli. Tutte le sue cose, invenzioni, avventure (sogni, e segni: perch\u00e9 di segni adesso soprattutto si tratta) si danno di gomito al punto che, costrette a convivere cos\u00ec sulla tela mai abbastanza grande, finiscono per salire in cerca d\u2019aria, e per occludere quasi l\u2019orizzonte. Nasce cos\u00ec il suo spazio: il vero elemento della continuit\u00e0 di questo lavoro: uno spazio che finge di non conoscere la cubatura prospettica dell\u2019umanesimo, che rinnega Masaccio e torna a Beato Angelico, ai suoi prati infiorati, e ai serragli infiniti del Medioevo; o che, oltre la logica rinascimentale, riscopre la follia di un manieristico horror vacui<\/em>. Uno spazio che s\u2019innalza davanti agli occhi come un\u2019impervia, altissima parete verticale, che arriva a sfiorare il cielo, a toccare la linea dell\u2019orizzonte, e di l\u00ec fa scendere, una sopra all\u2019altra, le sue infinite enumerazioni: come disegnate su di un tappeto srotolato. Questo spazio onnivoro \u00e8 quel che soprattutto rimane oggi al pittore della stagione che s\u2019\u00e8 lasciato alle spalle. Vi piomba addosso, ora come allora, dall\u2019alto, precipitandovi come a capofitto, e affidando ad un attimo lo sguardo rapinoso su di esso. Cos\u00ec che c\u2019\u00e8 tanto meno racconto delle curiosit\u00e0 e delle casualit\u00e0 del mondo, oggi, in questa pittura; e, per converso, sta ovunque in essa un ripiegarsi a guardare i gangli nascosti, i nodi appartati di quella terra che, alla superficie, ospiter\u00e0 poi l\u2019avventura della fantasia. La materia \u2013 stesa grossolanamente, talvolta dalla spatola o dal rovescio del pennello, in una cromia ricca e variata \u2013 la scrive: una materia su cui i segni usati scavano percorsi, serpentine, frane e smottamenti, come fossero alla ricerca di un tempo primo della vita.<\/p>\n <\/p>\n <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":" \u00c8 ormai tempo di fare un poco di storia sulla pi\u00f9 recente pittura di paesaggio di Tullio Pericoli […]<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[7],"tags":[16],"class_list":["post-670","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-incorso","tag-18-maggio"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fabriziodamico.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/670","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fabriziodamico.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fabriziodamico.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fabriziodamico.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fabriziodamico.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=670"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/fabriziodamico.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/670\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":694,"href":"https:\/\/fabriziodamico.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/670\/revisions\/694"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/fabriziodamico.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=670"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/fabriziodamico.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=670"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/fabriziodamico.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=670"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}