{"id":645,"date":"2014-03-21T12:28:07","date_gmt":"2014-03-21T12:28:07","guid":{"rendered":"http:\/\/fabriziodamico.it\/?p=645"},"modified":"2014-03-21T12:28:07","modified_gmt":"2014-03-21T12:28:07","slug":"la-repubblica-odilon-redon-alla-beyeler","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fabriziodamico.it\/?p=645","title":{"rendered":"la Repubblica. Odilon Redon alla Beyeler"},"content":{"rendered":"

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Era nato l\u2019anno medesimo di Monet, il 1840: ma fino alla fine del secolo, dunque fin quasi ai suoi sessant\u2019anni, Odilon Redon non ebbe un sol grano della fama che l\u2019avrebbe poi circondato. E ancora nel 1913 \u2013 a tre anni dalla morte \u2013 quando l\u2019Armory Show di New York, che port\u00f2 per la prima volta oltreoceano l\u2019avanguardia europea a confrontarsi con la pittura del nuovo mondo, gli dedic\u00f2 una vasta sala, sembr\u00f2 una scommessa che azzardavano gli organizzatori quel loro inserirlo fra\u00a0 grandi del XIX secolo. Forse, questo strano ritardo, avvenne perch\u00e9 le sue immagini s\u2019erano rivolte per tanti anni ai letterati pi\u00f9 che ai pittori suoi compagni. Forse, per quel suo testardo esprimersi solo con il nero del carbone o dell\u2019inchiostro della pietra litografica. O forse perch\u00e9 \u2013 come scrisse Apollinaire quello stesso 1913, mettendolo accanto, ma un gradino pi\u00f9 indietro, rispetto ai \u201cgrandi sopravvissuti dell\u2019impressionismo\u201d \u2013 la sua \u00a0\u201cfantasia \u00e8 stata pi\u00f9 spesso eccitata dalle pittoresche invenzioni di poeti e dei novellatori che dalla natura\u201d. \u00a0\u00a0\u00a0<\/p>\n

\u00a0\u00a0 Redon ne era d\u2019altronde consapevole: \u201ci miei disegni, scrisse, ispirano, ma non definiscono. Non individuano alcunch\u00e9. Ci collocano, come la musica, nel mondo ambiguo dell\u2019indeterminato\u201d. Per vent\u2019anni almeno \u2013 i Settanta e gli Ottanta del secolo, che avevano visto a Parigi, dopo lunghe battaglie, l\u2019affermarsi della verit\u00e0 impressionista \u2013 Redon stette avvinto ai suoi \u201cnoirs<\/i>\u201d, alle sue \u201combre\u201d nelle quali, scoperte \u201cnegli angoli bui della casa\u201d, egli rinveniva l\u2019ambiguit\u00e0 e la continua metamorfosi delle forme naturali. Cos\u00ec, per lui, voli d\u2019uccelli misteriosi, teste mozze offerte su di un vassoio, occhi sbarrati racchiusi in un parallelepipedo volante, sfere incendiate, volti ghignanti di cherubino mescolavano la loro esistenza con quella di ragni spaventevoli, o di patetici sguardi di eteree fanciulle: in un rincorrersi di minaccia e bellezza, di follia e naturalezza. O di malattia e di delirio, come diceva di quei fogli Jean des Esseintes, protagonista del primo romanzo simbolista, e subito assai popolare, di Joris Karl Huysmans, \u00c0 rebours<\/i>, che diede una prima notoriet\u00e0 a Redon.<\/p>\n

\u00a0\u00a0 Oggi la Fondazione Beyeler di Basilea inaugura una mostra di Redon (a cura di Rapha\u00ebl Bouvier; fino al 18 maggio) che, attraverso ottanta opere, unisce quel primo tempo del pittore a quello della sua maturit\u00e0 e dell\u2019et\u00e0 tarda; il tempo in cui, con una riconversione radicale, Redon abbandona il nero (che aveva chiamato l\u2019autentico \u201cagente dello spirito, molto pi\u00f9 che non lo sia il bel colore del prisma\u201d) per adottare una colorazione ricca e variata, data dal pastello e dall\u2019olio. Nell\u2019uno e l\u2019altro suo tempo, Redon fu protagonista della lunga et\u00e0, difficile come forse nessun\u2019altra a delimitarsi in anni precisi, del simbolismo; le cui premesse affondano nel XVIII secolo, e le cui propaggini ultime, ma ancora ben vive, ramificano dentro il XX: andando dunque quei climi dall\u2019incerto territorio di confine tra neoclassico e romantico, diffuso in tutta Europa, sino alle estreme diramazioni del primo surrealismo (Redon influenz\u00f2 profondamente, ad esempio, Ren\u00e9 Magritte, belga come belga era stata la prima \u201cfortuna\u201d del suo immaginario). Radici lunghe, allora, sono le sue: radici che da Goya giungono a Pierre Puvis de Chavannes, e a Rodolphe Bresdin, di cui egli si dichiar\u00f2 \u201callievo\u201d nella scheda del primo Salon cui fu ammesso, nel 1867, agli albori della sua educazione all\u2019arte. Poi venne il tempo delle \u201combre\u201d, al culmine del quale egli espose \u2013 e fu certo un\u2019improbabile intromissione, la sua \u2013 all\u2019ultima mostra impressionista, del 1886.<\/p>\n

\u00a0\u00a0 Finalmente, all\u2019aprirsi del tempo del colore, le forme si placano. I mostri che hanno abitato i fogli della giovinezza arretrano, e al loro posto ecco accamparsi in uno spazio aperto e senza confini memorie mitologiche, reminiscenze classiche, visioni \u2013 persino \u2013 religiose. Sembra che s\u2019avveri, in queste nuove immagini, la predizione di Gauguin, che sempre vi aveva scorto \u201cnon mostri, ma creature dell\u2019immaginario\u201d. Nel colore \u2013 spesso acquoreo, come bagnato dalla rugiada del sogno, o immalinconito dal velo d\u2019una lacrima \u2013 si compongono ora le storie di Redon. La speranza d\u2019un cielo trapunto di fiori che salgono vertiginosi lo spazio, o percorso dal volo delle farfalle \u2013 come in Papillons<\/i>, del Museum of Modern Art di New York \u2013 prende il posto prima occupato dall\u2019ansia e dallo spavento (qui documentato in memorabili e celebri fogli giovanili, come la \u00a0T\u00eate de martyr<\/i> sur une coupe<\/i> del\u00a0 \u201977 o le litografie per Dans le r\u00eave<\/i> del \u201979).<\/p>\n

\u00a0\u00a0 A tener unito il prima e il dopo di Redon \u00e8, da un canto, la vita simbiotica ch\u2019egli sempre assicura alle sue creature: che \u00e8 come non conoscessero un\u2019esistenza autonoma, ma la cercassero nel loro scambievole rapporto: il che \u00e8 appunto anche alla base della metamorfosi cui i suoi esseri soggiacciono, per vivere. E dall\u2019altro quel senso commosso di prossimit\u00e0, o di partecipazione, che Redon regala loro: come se sempre egli volesse seguirli nelle strane esistenze che vivono, forse avvolte dalla malinconia di non potersi svelare pi\u00f9 vere.\u00a0\u00a0<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"

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