{"id":511,"date":"2013-09-15T10:32:57","date_gmt":"2013-09-15T10:32:57","guid":{"rendered":"http:\/\/fabriziodamico.it\/?p=511"},"modified":"2013-10-13T10:34:44","modified_gmt":"2013-10-13T10:34:44","slug":"la-repubblica-de-pisis-alla-magnani-rocca","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fabriziodamico.it\/?p=511","title":{"rendered":"la Repubblica: De Pisis alla Magnani Rocca"},"content":{"rendered":"
Mamiano di Traversetolo. \u201cUna dimensione internazionale\u201d spetterebbe alla pittura di Filippo de Pisis: per la sua qualit\u00e0, sparsa in una produzione vasta (\u201cun quadro al giorno!\u201d, disse una volta di volere per s\u00e9), diseguale, non facile da catturare. Ma infine cos\u00ec densa, gravida di una poesia che \u00e8 spesso sfuggita a tanta parte delle cos\u00ec dette avanguardie: sembrando ad esse, quella poesia, un attributo ormai desueto dell\u2019arte.<\/p>\n
Una dimensione internazionale che de Pisis s\u2019\u00e8 visto sfuggire da sempre, e talvolta solo per un soffio: da quando \u2013 era il 1937, ed egli risiedeva stabilmente a Parigi da oltre dieci anni \u2013 il suo nome non figur\u00f2, singolarmente, fra quelli dei \u201cma\u00eetres de l\u2019art ind\u00e9pendant\u201d nelle due grandi rassegne del Jeu de Paume e del Petit Palais. Rendere a de Pisis quella dimensione \u00e8, nelle parole di Paolo Campiglio, che la cura con il concorso\u00a0 di Stefano Roffi, l\u2019obiettivo primo della mostra che la Fondazione Magnani Rocca dedica al pittore, \u201cin viaggio\u201d fra Roma, Parigi, Londra, Milano, Venezia (\u201cDe Pisis en voyage\u201d, fino all\u20198 dicembre; catalogo Silvana): armandosi contro la \u201cprogressiva e inquietante damnatio memoriae<\/i> nei confronti dell\u2019arte del Novecento italiano\u201d che, in uno scenario purtroppo compatto, \u201cinteressa in primo luogo il mercato e poi, a effetto domino, tutti gli aspetti legati alla fortuna di un artista\u201d. Battaglia non facile a combattersi, ma decisiva per l\u2019arte nostra della prima met\u00e0 del secolo, se \u00e8 vero che oggi ne sono coinvolti, oltre a grandi protagonisti da sempre emarginati come Fausto Pirandello, Arturo Martini o appunto de Pisis, anche figure fino a ieri intoccabili della nostra pittura come il De Chirico d\u2019anni Venti e Trenta, o Morandi.<\/p>\n
A de Pisis sono state dedicate, in questi ultimi decenni, mostre memorabili, come quella curata da Andrea Buzzoni a Ferrara nel 1996 e quella della Gam di Torino del 2005, ordinata da Pier Giovanni Castagnoli; questa della Magnani Rocca si pone in quella scia, inseguendo il \u201cmarchesino pittore\u201d in ognuna delle tappe calpestate in una vita tesa a sempre nuove scoperte, e conquiste. \u201cLa vita non vale solo per il suo contenuto, ma soprattutto per il suo stile\u201d, annoter\u00e0 pi\u00f9 tardi in uno dei suoi diari: ma la convinzione estetizzante che la sua vera opera d\u2019arte avrebbe dovuto essere non una poesia, non un romanzo n\u00e9 un quadro, ma appunto la sua stessa esistenza, data gi\u00e0 ai suoi primissimi anni. Quando lascia la natia Ferrara, dove ha incontrato per la prima volta Savinio e De Chirico, destinato ad essere suo primo mentore, e si stabilisce a Roma. Non pu\u00f2 allora trarre, dalla Metafisica che i due fratelli gli squadernano sotto gli occhi, tutti i frutti; ma s\u2019educa intanto, giovanissimo, a guardare la realt\u00e0 con attitudine insieme mimetica e straniata, cominciando ad intuirne\u00a0 quella possibile duplicit\u00e0.<\/p>\n
Dall\u2019insegnamento dei due, poi, apprende poi l\u2019ansia e il fascino del viaggio: ed ha piena consapevolezza che un panorama pi\u00f9 vasto di quello offertogli dalla citt\u00e0 natale, e da una Roma ancora provinciale, gli sarebbe stato necessario. Eccolo dunque partire per Parigi: vi trover\u00e0 i \u201cfiori et amori\u201d che soprattutto cerca, le feste, le seduzioni e gli incanti di una societ\u00e0 raffinata e colta. A Parigi, che de Pisis elegge a sua dimora sino al 1939, la sua pittura sboccia definitivamente, andandosi a sostituire alla prima vocazione letteraria (peraltro mai del tutto trascurata). Segue due strade, quella pittura: da un canto serba memoria dell\u2019interrogazione metafisica (modo qui a Mamiano rappresentato in particolare dalle Nature morte marine<\/i> del \u201930); dall\u2019altro s\u2019avventa con emozione, e quasi con furore, sulla realt\u00e0, scovandone le tracce in un volto (qui la Testa di negro<\/i> o il Marinaio francese<\/i>), in un mazzo di fiori, in un angolo di strada, persino in un cartoccio di pesci marci. Il suo pennello prende poi a crepitare sulla tela in virgole e brevi macchie, in strappi, pause e singulti: \u00e8 il modo, che Cesare Brandi battezzer\u00e0 la sua \u201cstenografia pittorica\u201d, che maggiormente ne caratterizzer\u00e0 lo stile negli anni a venire: e che render\u00e0 questo suo \u2018stile\u2019 straordinariamente atto a trasferire sulla tela l\u2019attimale vibrazione dell\u2019occhio e dell\u2019animo suo di fronte alle cose.<\/p>\n
\u00c8 una sorta di rinnovato impressionismo che invade le tele, spesso composte en plein air<\/i>, che de Pisis \u2013 scegliendo ora Monet invece che Manet e Renoir \u2013 esegue a Parigi (Quai de la Tournelle<\/i>), poi a Londra, dove si reca pi\u00f9 volte nel quarto decennio, ospite di Vanessa\u00a0 Bell, pittrice oltre che sorella di Virginia Wolf. Forse fu questo ripiegarsi di de Pisis su una vicenda ormai tramontata che spiacque ai francesi. Avesse o meno avvertito una sorta di stanchezza nei suoi confronti, de Pisis rientra in Italia nel \u201939, alla vigilia della guerra, e si ferma a Milano. Poi, in un bombardamento, la casa e la vita sono messe a rischio; si trasferisce per qualche mese a Roma, quindi definitivamente a Venezia, dove riesce ad acquistare un grande appartamento in una nobile dimora, e si concede persino una gondola personale. \u201cOh vita, ti benedico e ti ringrazio\u201d: il successo gli arride, i prezzi crescono, i mercanti e i collezionisti si moltiplicano. A Venezia, che diviene cos\u00ec una seconda patria, la pittura di de Pisis prosegue, circondata da un riscontro ormai universale, sui modi e sui temi usuali, che la mostra odierna documenta (Piazza San Marco<\/i>, del \u201944 ; o, dell\u2019anno seguente, Gli albatri<\/i>).<\/p>\n
Viene infine nel dolore di Villa Fiorita, dove de Pisis \u00e8 ricoverato una prima volta nel 1948 e dove trascorrer\u00e0 molta parte degli ultimi anni (morir\u00e0 nel 1956), una ormai rarefatta pittura, che tocca un\u2019altra volta vertici qualitativi altissimi: mettendosi in rapporto con altre straordinarie vicende di quella parte di pittura europea che non aveva voluto rinunciare ad un ultimo aggancio con la realt\u00e0.<\/p>\n
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