{"id":453,"date":"2013-07-14T18:07:34","date_gmt":"2013-07-14T18:07:34","guid":{"rendered":"http:\/\/fabriziodamico.it\/?p=453"},"modified":"2013-07-19T18:12:13","modified_gmt":"2013-07-19T18:12:13","slug":"la-repubblica-eliseo-mattiacci","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fabriziodamico.it\/?p=453","title":{"rendered":"la Repubblica: Eliseo Mattiacci"},"content":{"rendered":"

Pesaro. Eliseo Mattiacci presenta oggi alla Pescheria di Pesaro la sua ultima opera, che ha intitolato \u2018Dinamica verticale<\/i>\u2019. Sono tre grandi eliche navali che lo scultore ha fuso in alluminio, rivoltandone il moto verso il cielo. Occupano tutta la lunghezza dell\u2019ambiente, e di l\u00ec si protendono a catturare la luce che viene dai vetri che perimetrano oggi questo antico luogo di lavoro legato al mare, alla sua vastit\u00e0, ai suoi odori e rumori: quasi fossero destinate, quelle eliche, a partire per un viaggio nel cielo che le attende. Come ogni volta, Mattaci stupisce per questo suo cos\u00ec naturale confrontarsi con una dismisura, che riesce infine a governare, sgusciando via dal gigantismo reboante e vano che affligge tanta scultura attuale, e instillando in quel suo \u2018far grande\u2019 la necessit\u00e0 che lo giustifica, e il soffio lieve del sogno.<\/p>\n

La mostra di oggi (aperta fino all\u20198 settembre) \u00e8 accompagnata da un catalogo Silvana con uno scritto di Ludovico Pratesi, affiancato da un testo felice che Giuliano Briganti destin\u00f2 a Mattiacci nel 1991. Ma soprattutto la accompagna una splendida monografia, a cura di Germano Celant, edita da Skira (pagg. 440, euro 85,00), che ripercorre l\u2019intero suo percorso, dai primi anni Sessanta (con le suggestioni, allora, di Mannucci e di Colla) e \u2018dal primo suo lavoro maturo, il \u2018Tubo\u2019 giallo che si snodava, a Roma, dalla piazza del Popolo, avviluppandosi sulle scale della casa, fino alla galleria La Tartaruga di Plinio de\u2019 Martiis. Mezzo secolo di invenzioni \u2013 da allora ad oggi \u2013 sono ripercorse nel libro attraverso immagini celebri e poco note, e attraverso gli appunti e le memorie dello scultore.<\/p>\n

Era gi\u00e0 sulla met\u00e0 di quel decennio aurorale\u00a0 (quando i tre globi in filo spinato di \u2018Parafulmine. Attirafulmine. Neutro<\/i>\u2019, disposti a terra a poca distanza l\u2019uno dall\u2019altro, testimoniavano per la prima volta la sua voglia di catturare qualcosa dell\u2019energia dell\u2019universo) che prendeva forma quello che sarebbe divenuto uno dei temi cruciali del suo lavoro: dar figura al rapporto che l\u2019uomo istituisce fra s\u00e9 stesso e il cosmo, avendo saputo catturare qualcosa dell\u2019energia dell\u2019universo. In un rapporto teso all\u2019ascolto e alla captazione dei segnali celesti, da un canto, e dall\u2019altro a rinviare, dalla terra alle stelle, un\u2019intenzione che confermi quella caparbia volont\u00e0 di dialogo. Forse, dopo quegli inizi di cui Mattiacci tratterr\u00e0 sempre il gusto per il gioco e l\u2019azzardo, era poi stato il Carro solare del Montefeltro<\/i>, a met\u00e0 degli anni Ottanta, la prima \u2018figura\u2019 che, raccogliendo ipotesi ideative del tempo giovanile, internava nel suo corpo perfetto quell\u2019immagine \u2013 insieme veloce ed antica, tremenda e gioiosa, solare e notturna \u2013 di tensione fra terra e cielo. Nella perfetta circolarit\u00e0 dei due dischi affrontati, nella velocit\u00e0 con cui essi prendevano la via sui binari paralleli, era raffigurato lo slancio per quella loro prossima partenza verso l\u2019alto: che sarebbe stata infine garantita dal magnetismo catturato dall\u2019altro disco impennato a raccogliere tutta l\u2019energia dell\u2019universo. Da allora in avanti una parte importante del lavoro di Mattiacci \u00e8 nata \u2018accanto\u2019 a questa ipotesi di forma cui egli ha saputo dare, come nessun altro grande scultore europeo, una figura perfetta.<\/p>\n

All\u2019interno di quella stessa stagione, una lunga e importante serie d\u2019opere di Mattiacci, anch\u2019essa documentata dalla monografia odierna, s\u2019incentra sul tema dei dischi atterrati: nei quali un precario equilibrio, sempre insidiato come da un rischio d\u2019un crollo imminente, solleva\u00a0 l\u2019acciaio pesante da terra e l\u2019impenna verso l\u2019alto, teso a catturare i segnali celesti di cui talvolta porta sul suo corpo gi\u00e0 i primi segnali. Inaugurata da \u2018Inclinata a Sol Levante\u2019 <\/i>e da \u2018Segno astrale\u2019<\/i>, del 1989, e proseguita da \u2018Dove circolano le idee<\/i>\u2019, la serie culmina infine con \u2018Ordine cosmico\u2019 <\/i>e con \u2018Riflesso dell\u2019ordine cosmico\u2019,<\/i> 1996, un lavoro pensato proprio per Pesaro e per il suo porto, dove l\u2019altissima lama d\u2019acciaio che lo costituisce si erge di fronte al mare, trapunta dal raggio del sole che sorge, e tuttora guida i radar delle imbarcazioni, come fosse un faro.<\/p>\n

Qualche anno era allora trascorso da quando Mattiacci aveva concepito \u2018Equilibri precari quasi impossibili<\/i>\u2019, in cui due lunghe e pesanti rotaie attraversano una finestra scavata nell\u2019acciaio, sostenute ad altezza dello sguardo da un magnete permanente. \u00c8 questa un\u2019opera rimasta nel cuore dell\u2019artista: anche per la sua primitiva collocazione nel cortile di Capodimonte a Napoli, il cui museo rinserra tanto di quel passato illustre che gli \u00e8 rimasto negli occhi. Un\u2019opera cara a Mattiacci, al punto che oggi egli l\u2019ha voluta mostrare di nuovo, accanto alla sua ultima, nell\u2019ex Chiesa del Suffragio che affianca la Pescheria; della quale Briganti, che ne accompagn\u00f2 la prima uscita, scrisse tra l\u2019altro: \u201cUn\u2019opera che\u00a0 trasmette con rigorosa semplicit\u00e0 il suo messaggio formale: il senso di un equilibrio di forze che raggiunge il punto unico di una magica sospensione, liberando nello spazio una sorta di poetica allegoria della prospettiva\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"

Pesaro. Eliseo Mattiacci presenta oggi alla Pescheria di Pesaro la sua ultima opera, che ha intitolato \u2018Dinamica verticale\u2019. Sono […]<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[7],"tags":[],"class_list":["post-453","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-incorso"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fabriziodamico.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/453","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fabriziodamico.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fabriziodamico.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fabriziodamico.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fabriziodamico.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=453"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/fabriziodamico.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/453\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":456,"href":"https:\/\/fabriziodamico.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/453\/revisions\/456"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/fabriziodamico.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=453"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/fabriziodamico.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=453"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/fabriziodamico.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=453"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}