{"id":277,"date":"2013-05-26T10:58:22","date_gmt":"2013-05-26T10:58:22","guid":{"rendered":"http:\/\/fabriziodamico.it\/?p=277"},"modified":"2013-12-06T13:09:00","modified_gmt":"2013-12-06T13:09:00","slug":"max-ernst","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fabriziodamico.it\/?p=277","title":{"rendered":"la Repubblica: Max Ernst"},"content":{"rendered":"

Basilea. Il direttore dell\u2019Albertina di Vienna, dove la grandiosa mostra dedicata a tutti gli anni e a tutti i modi di Max Ernst (170 opere fra pittura, disegno, scultura, e quanto egli tent\u00f2 \u2018oltre la pittura\u2019: collage, frottage, grattage, decalcomania \u2026) \u00e8 stata, prima di venire oggi allestita \u2013 in una versione ancora allargata \u2013 alla Fondazione Beyeler di Basilea (fino all\u20198 settembre), ha dichiarato che senza il contributo di Werner Spies, che con Julia Drost ha curato la mostra, non sarebbe stato possibile stanare dalle loro collezioni pubbliche e private tanti capolavori. Spies, che \u00e8 stato amico oltre che il principale esegeta di Ernst, \u00e8 incorso di recente in una sfortunata disavventura, che l\u2019ha portato ad autenticare dei falsi Ernst \u2013 eseguiti da un falsario tedesco, che ha scelto di assumere il nome italiano della moglie, Wolfang Beltracchi, e che, prima d\u2019essere condannato, ha messo in subbuglio il mercato d\u2019arte, ivi compreso quello della Christie\u2019s e della Sotheby\u2019s, attraverso le cui aste erano passati alcuni dei suoi falsi: cos\u00ec che l\u2019importante riconoscimento che l\u2019Albertina e la Beyeler oggi congiuntamente offrono a Spies viene a restituire alla sua immagine la piena dignit\u00e0 di studioso che gli spetta.<\/p>\n

Nell\u2019importante catalogo dell\u2019odierna retrospettiva, egli ricorda la personalit\u00e0 complessa dell\u2019artista: visionario e sperimentatore, aderente e poi ribelle al dadaismo e al surrealismo, nomade fra mondi diversi, che seppe nella lunga esistenza fomentare con idee innovative: fino ad anticipare la tecnica che probabilmente segn\u00f2 pi\u00f9 clamorosamente la pittura del XX secolo, vale a dire il \u2018dripping\u2019 di Pollock. Spies attesta tra l\u2019altro \u2013 cogliendo con ci\u00f2 un nocciolo del \u2018mistero\u2019 di Ernst \u2013 come per l\u2019artista tedesco sia stato lecito scovare con la sua opera quel che egli non voleva \u2013 quello che gli usciva dalle mani per\u00a0 una subitanea, notturna illuminazione \u2013 ma non trovarvi quello che cercava; e che ritenne anzi suo principale merito il non essersi mai interamente \u2018scoperto\u2019. E trova in ci\u00f2 un parallelo solo con Picasso e con Duchamp: a fianco dei quali lo studioso colloca infine la capacit\u00e0 perennemente eversiva di Ernst.<\/p>\n

Incubo e fuga fantastica, deformazione e blasfemia, sesso e sogno immacolato, metamorfosi: tutto ci\u00f2 fu messo in figura da Ernst. Che, certo, ebbe per compagni di strada i pi\u00f9 azzardati e spericolati sognatori dei suoi anni, ad affiancarlo nella sua corsa verso il mistero della forma (ivi compresi tanti interpreti del simbolismo pittorico e letterario); ma che infine si spinse, rispetto ad essi, un passo oltre. Cos\u00ec Tzara prima, e subito appresso Breton ed \u00c9luard; e Hans Arp, che gli rimarr\u00e0 sempre amico vicinissimo, e Giorgio De Chirico, la cui opera Ersnt conobbe attraverso la rivista \u201cValori Plastici\u201d, e che gli insegn\u00f2 a riconoscere al fondo delle cose non l\u2019apparenza d\u2019esse, ma il pensiero ambiguo che le fondava: costoro, ed altri militanti o precursori del surrealismo parigino, furono suoi congeneri, accompagnandolo nel suo tragitto.<\/p>\n

Che inizi\u00f2 quand\u2019era ancora poco pi\u00f9 che fanciullo (era nato nel 1891, presso Colonia), nel 1906, quando, ricalcando su un foglio di carta le \u2018figure\u2019 nascoste negli interstizi e negli avvallamenti di un pavimento in legno, inventa di fatto i suoi primi frottages: \u2018disegni\u2019 semiautomatici condotti con una tecnica gi\u00e0 in nuce surrealista che egli torner\u00e0 a sperimentare pi\u00f9 consapevolmente a partire dal \u201825. O quando a Bonn ha la rivelazione dell\u2019arte degli alienati mentali. Presto si lega a August Macke, e attraverso di lui ad Apollinaire e Delaunay. La grande\u00a0 guerra lo\u00a0 vede poi arruolato e combattente: e nasce adesso quel sentimento antimilitarista che ne accompagner\u00e0 sempre il pensiero, e che lo condurr\u00e0 tra l\u2019altro a fondare a Colonia un gruppo Dada, con il cui movimento aveva gi\u00e0 esposto a Zurigo nel \u201917.<\/p>\n

Quando nel \u201922 Ernst approda a Parigi, \u00e8 di fatto gi\u00e0 pronto per la sua avventura maggiore. Alcune opere di quel tempo hanno ancora una forte reminiscenza di De Chirico (\u2018Oedipus Rex<\/i>\u2019, ad esempio); altre, attorno alla met\u00e0 del decennio, risentono della vicinanza di Mir\u00f3: ma \u00e8 lui stesso, adesso, a interpretare pi\u00f9 d\u2019ogni altro il pensiero di Breton, che sta mettendo in teoria il surrealismo. Straordinaria ad esempio, a Basilea, a ridire questo momento, \u00e8 la sala che ospita la lunga serie delle \u2018Foreste<\/i>\u2019, immaginate attorno al \u201927: incubi della mente di fronte ad una natura immensa e pietrificata, che si erge allo sguardo sbarrandone ogni via di scampo. Come a voler dire di un\u2019ansia senza fine, che si scrive affannosa nella fitta vegetazione che ostruisce il primo piano, mentre una luce ostile bagna gelida il fondo del dipinto.<\/p>\n

Il corpo umano, mai negletto nella sua pittura pur tesa a scoprire universi sconosciuti, si piega vieppi\u00f9 alla metamorfosi: si fa ora animale che sguscia insidioso, ora si mimetizza in una fitta vegetazione (singolarmente memore del Doganiere Rousseau), o prende slancio verso\u00a0 il cielo; e da testimone di perfezione rinascimentale che era stato s\u2019appresta a divenire figura ambigua, celestiale o mostruosa, minacciosa o seduttiva. Cresce la libert\u00e0 fantastica di Ernst con il procedere dei Venti e dei Trenta: fino a scandalizzare lo stesso Breton, che quasi se ne sente scavalcato. E fino a quel parossismo dell\u2019immaginazione che \u00e8, ad esempio, la figura polimorfica del\u00a0 \u2018Trionfo del surrealismo<\/i>\u2019, maschera d\u2019uomo o d\u2019uccello, animata da cento incendiati colori, che ghermisce lo spazio e minaccia ghignante l\u2019orizzonte: un quadro che \u00e8, nello stesso anno di \u2018Guernica<\/i>\u2019 di Picasso (1937) e anch\u2019esso ispirato alla guerra civile spagnola, un oscuro presentimento della tragedia che sta per abbattersi sull\u2019Europa.<\/p>\n

Dalla guerra mondiale allora incipiente, Ernst fu a sua volta colpito. Internato dagli alleati in quanto tedesco, fu prima liberato grazie all\u2019intervento di \u00c9luard; nuovamente imprigionato, evase; finch\u00e9 non riusc\u00ec infine a\u00a0 trovar riparo a New York. L\u00ec, con molti altri surrealisti della prim\u2019ora, regaler\u00e0 idee al nascente espressionismo astratto americano. Torner\u00e0 in Europa nel 1950, e morir\u00e0 nel \u201976, a Parigi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"

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