{"id":249,"date":"2013-05-01T12:20:43","date_gmt":"2013-05-01T12:20:43","guid":{"rendered":"http:\/\/fabriziodamico.it\/?page_id=249"},"modified":"2013-07-19T10:36:44","modified_gmt":"2013-07-19T10:36:44","slug":"il-tesoro-lento-e-inattuale-di-sonia","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/fabriziodamico.it\/?page_id=249","title":{"rendered":"\u2018Sonia Costantini\u2019, Ferrara, Civiche Gallerie d\u2019Arte, Pac, 2001"},"content":{"rendered":"

Davanti alle tele di Sonia Costantini si deve sostare a lungo, e in silenzio: condizione necessaria del vedere. Chiedono dunque molto, queste tele, a chi le accosti: quello che di norma la pittura non pretende per s\u00e9. E anche se \u00e8 d\u2019altra parte vero che tutta la vera pittura ha bisogno di allontanare da s\u00e9 l\u2019ingombro e il rumore dell\u2019esistente per farsi davvero ascoltare, questa verit\u00e0, condizionante nel caso di Sonia, ne fa un\u2019eccezione profondamente anomala rispetto ai tempi che vive.<\/p>\n

Inattuale<\/i>, dunque, per questo, prima e pi\u00f9 che per la sola presunta inattualit\u00e0 dell\u2019esercizio, oggi, del mestiere della pittura, e della pittura monocroma in particolare. Fosse questo soltanto, basterebbe dare a Sonia dei padri autorevoli (da Mondrian ad Albers, da Rothko a Reinhardt a tutta la pittura analitica d\u2019anni Settanta: genealogia pi\u00f9 volte, e con differente plausibilit\u00e0, stilata per il suo lavoro), e tirare le somme.<\/p>\n

Ma, ammesso anche che una parte (solo una parte) di quei nomi possano essere considerati realmente \u201cpadri\u201d rispetto al suo lavoro, non credo che riconoscere nella Costantini una personalit\u00e0 congruamente organica a quell\u2019asse paradigmatico possa avvicinare alla comprensione vera della sua pittura. La quale \u2013 e sembra che di questo ci si voglia troppo spesso dimenticare – ha luogo oggi, circondata da un mondo che dichiara nei suoi confronti ben altra estraneit\u00e0 rispetto a quella, poniamo, che Albers\u00a0 pot\u00e9 avvertire a Weimar prima, al Black Mountain College poi. La qual cosa non agisce soltanto sulla percezione possibile dell\u2019opera, ma certamente anche \u2013 prima, e in modo ancor pi\u00f9 rilevante: giacch\u00e9 Sonia \u00e8 perfettamente consapevole, in ogni punto del suo agire, del futuro che va preparando alla sua pittura \u2013 sul suo momento germinativo: quando riconosce lucidamente l\u2019incommensurabile iato che separer\u00e0 la sua pittura dal mondo. E ne ascolta, trepida, l\u2019eco; e si arma di cultura visiva (ma non solo), che frapporr\u00e0, a difesa, fra s\u00e9 e il rumore del mondo. Forte e fragile come un diamante, Sonia sa gi\u00e0 dall\u2019alba della sua opera cosa prepara per essa: per questo, anche, il destino della sua pittura \u00e8 sempre (come confessa nel colloquio con Claudio Olivieri che pubblichiamo in calce a questa nota) compreso, prefigurato nel suo progetto.<\/p>\n

\u00c8 dunque fin dalla sua prima scaturigine che la pittura della Costantini porta sulla pelle scritta la sua inconciliabile alterit\u00e0 al suo tempo: e di ci\u00f2 Sonia \u00e8 interamente avvertita, allo stesso modo in cui Canova era conscio della propria inattualit\u00e0<\/i> rispetto al suo tempo. Neoclassica, allora, Sonia: armata dell\u2019orgoglio, e forse della malinconia, di chi sappia di agire al di l\u00e0 della propria epoca. Come neoclassico \u00e8 stato Gerhard Richter quando dipingeva, un suo Grau<\/i>: quel grigio nel quale si potevano misurare il senso di perdutezza dell\u2019uomo di fronte all\u2019immenso e il mistero dell\u2019assenza; l\u2019urgenza di dire un\u2019altra parola e insieme il bisogno di un silenzio a cui tornare.<\/p>\n

Ecco, forse il grigio di Richter \u00e8 la prima immagine, scritta entro il codice della pittura monocroma, che dubita della propria capacit\u00e0 di parola: in questo senso il monocromo di Sonia va oltre Richter: perch\u00e9 di nuovo la Costantini sogna possibile un\u2019assolutezza, pur ripartendo da una soglia d\u2019assoluta, aspra castit\u00e0. Ma non pu\u00f2 leggersi e riconoscersi, il suo lavoro,\u00a0 per quello che \u00e8 senza tener conto di come esso prenda le mosse da un luogo mentale che sta oltre quel punto estremo che, dopo Reinhardt, Richter ha toccato. N\u00e9 pu\u00f2 realmente riconoscersi, la pittura della Costantini, senza presumere che essa avverta su di s\u00e9, sempre, la fatica della china che le occorrer\u00e0, muovendo di l\u00ec, risalire.<\/p>\n

Al sommo di quella china, Sonia trova infine \u2013 e sono ormai anni che dura questa pittura d\u2019intoccabile intensit\u00e0 espressiva \u2013 la sua immagine: colma di certezze, e di quasi sfrontata presunzione di bellezza; tetragona, in ogni suo punto, all\u2019esistente, ai suoi turbamenti, alle sue memorie.<\/p>\n

\u00c8 tramata, la sua superficie, da una appena percettibile architettura geometrizzante: ma questo \u2018disegno\u2019, quasi un minimo allarme posto sul limite estremo della percettibilit\u00e0 ottica, profonda infine a tal punto nel manto emozionato del colore da non essere altro che un avviso dell\u2019artificiosit\u00e0 tutta mentale della costruzione pittorica: un ultimo spalto opposto alla fruizione dell\u2019opera come pura, sensibilistica invasione di bellezza. Su quella superficie la luce, vero e aspro demone della Costantini, s\u2019incarica, senz\u2019altro appoggio, di erigere e sostenere questi spazi invasi dal silenzio, e come in attesa del tempo lungo della fruizione.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"

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