{"id":214,"date":"2013-05-01T10:46:13","date_gmt":"2013-05-01T10:46:13","guid":{"rendered":"http:\/\/fabriziodamico.it\/?page_id=214"},"modified":"2013-07-19T10:36:08","modified_gmt":"2013-07-19T10:36:08","slug":"segni-nuovi-di-almagno","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/fabriziodamico.it\/?page_id=214","title":{"rendered":"\u2018Roberto Almagno. V\u00e8nti\u2019, Roma, gall. Il Segno, 2008"},"content":{"rendered":"
<\/p>\n
Frontiera, 2011, legno, 110 x 65 x 25 cm\u00a0\u00a0 <\/em><\/p>\n <\/p>\n Segnare con poco un vasto spazio: in un bilico slittante \u201ctra stare qui e andare altrove\u201d. Segnare, quasi soltanto con quella luce che s\u2019interna nel nero, e di l\u00ec fa un fioco barlume donde riemerge, in punti, il colore sottostante del legno toccato dalla fiamma: una ruggine, striata dalla raspa. Segnare lo spazio attorno con un gesto breve, \u201cerrante e senza meta\u201d: fino al silenzio, fino a che \u201cquei segni, che mi son sembrati tanto forti, svaniscono\u201d: fintanto che rimanga della loro apparenza non pi\u00f9 che un\u2019eco \u2013 l\u2019immagine del loro trascorrere veloce. Mentre, accanto a quei segni, le ombre corteggiano le forme slanciate: s\u2019adagiano ai piedi dei loro percorsi, imprimono la loro traccia sulla parete, al suolo, nell\u2019ambiente; e ridonano alla figura un suo fragile corpo, una certezza che sembrava smarrita.<\/p>\n Roberto Almagno raccoglie oggi al Segno il lavoro pressoch\u00e9 intero dell\u2019ultimo anno: e dimostra che nulla \u00e8 mutato in quelle che sono le sue fondamentali scelte di forma: quelle, appunto, che si sono appena nominate. E che furono palesi sin dal lavoro che egli mostr\u00f2 \u2013 sono trascorsi giusto tre lustri da allora \u2013 soltanto a pochi passi di distanza dalla galleria di Angelica e Francesca Savinio che oggi lo ospita, all\u2019Isola di Corrado Rava. Avevamo certezza allora (Rava, io stesso che lo presentai in quell\u2019occasione, e molti altri; ma prima di tutti lui stesso: che ha sempre considerato quella sua personale come una tappa cruciale del suo tragitto) che un vero scultore fosse nato, che una maturit\u00e0 fosse stata definitivamente raggiunta. E che quella maturit\u00e0 a lungo incubata, e che allora per la prima volta sbocciava, quasi sorprendentemente gi\u00e0 colma, ne avrebbe fatto uno scultore raro, eccedente da ogni strada battuta: inatteso e, in qualche modo, di l\u00ec in avanti, destinato ad un percorso solitario.<\/p>\n Tutto lo faceva presumere. A cominciare dalla materia che sceglieva: che era povera e casuale nel primo prelevamento operato nel flusso dell\u2019esistenza \u2013 rami, soltanto, caduti e dispersi in un bosco \u2013; ma poi tanto lungamente e ostinatamente lavorata, cos\u00ec esplicitamente trasfigurata da una sapienza antica che viene quasi da dire artigiana, cos\u00ec da risultare infine in tutto inattuale, e senza commercio alcuno, nel panorama della ricerca dei suoi anni. Per finire con il nitore con cui si svelava, sin da allora certissima e ineludibile, la vocazione spaziale di quella scultura: tesa, oltre ogni tautologia, a designare una spazialit\u00e0 altra e ulteriore rispetto a quella materialmente occupata; e nella quale il segno che la attraversa sappia farsi risonanza, eco, proiezione, slancio oltre i propri confini. Tanto che, fra i \u201ccomandamenti [\u2026] suggeriti in solitudine\u201d alla scultura da Arturo Martini, Almagno ha scelto una volta per s\u00e9 quello che pi\u00f9 degli altri rinnega il corpo e lo stare e sceglie il cammino, lo slancio, lo spazio: \u201cfa che io non sia un oggetto, ma un\u2019estensione\u201d.<\/p>\n \u201cVenti\u201d, chiama oggi questa sua mostra. Che al vento sembra dedicata; di cui Almagno sembra quasi voler ridire le cento storie diverse che quel vento \u00e8 capace di scrivere in un bosco. Attorno a Selva n.2<\/i>, che ripercorre l\u2019idea di una scultura costituita da pi\u00f9 voci fra loro dialoganti \u2013 idea nata con Ceneri<\/i>, 1995, sviluppata da Memoria<\/i> e approdata di recente alla vastissima dimensione di Sciamare<\/i> \u2013, Almagno riunisce oggi due gruppi coesi di sue immagini. Nel primo, un segno isolato percorre lo spazio, sgusciante, come ascoltandone e ripetendone il silenzio (Legame<\/i>, ad esempio; ovvero Spoglia<\/i>, Segno<\/i> \u2026). Sono immagini d\u2019assoluta castit\u00e0, quasi in cerca di un nulla che costeggiano senza che niente le turbi. \u00c8 l\u2019approdo perfetto di quel sogno di una scultura mossa alla vita solo da un soffio che egli, memore allievo di Fazzini, da sempre ricerca. Nel secondo, torna oggi, con pi\u00f9 insistenza forse che non nel recente passato, la designazione di un luogo (Spalto<\/i>, Rifugio<\/i>, Nido<\/i>, Grembo<\/i>\u2026) che \u00e8 per Almagno \u2013 fin dai titoli \u2013 luogo di nascondimento, riparo, o di segreta nascenza. Tetragoni al frastuono dell\u2019esistenza, quei luoghi si ripiegano su se stessi a difesa, e mettono in figura, con il lieve flettersi di una piccola concavit\u00e0, il bisogno loro di appartatezza, di solitudine, di lento ascolto del venire al mondo dell\u2019immagine.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":" Frontiera, 2011, legno, 110 x 65 x 25 cm\u00a0\u00a0 Segnare con poco un vasto spazio: in un bilico […]<\/p>\n","protected":false},"author":5,"featured_media":0,"parent":11,"menu_order":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":{"footnotes":""},"class_list":["post-214","page","type-page","status-publish","hentry"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fabriziodamico.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/214","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fabriziodamico.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/fabriziodamico.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fabriziodamico.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/5"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fabriziodamico.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=214"}],"version-history":[{"count":9,"href":"https:\/\/fabriziodamico.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/214\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":255,"href":"https:\/\/fabriziodamico.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/214\/revisions\/255"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fabriziodamico.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/11"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/fabriziodamico.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=214"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}