{"id":196,"date":"2005-04-21T14:35:40","date_gmt":"2005-04-21T14:35:40","guid":{"rendered":"http:\/\/fabriziodamico.it\/?page_id=196"},"modified":"2013-07-19T10:25:33","modified_gmt":"2013-07-19T10:25:33","slug":"achille-perilli-il-tempo-cruciale","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/fabriziodamico.it\/?page_id=196","title":{"rendered":"\u2018Achille Perilli: il tempo cruciale\u2019, in \u2018L\u2019espressivit\u00e0 del segno\u2019, Institut Matildenhohe, Darmstadt (Hausser Media, Darmstadt), 2005"},"content":{"rendered":"

\"Perilli-1\"<\/a>Le rocce dell’antica saggezza, 1957, tecnica mista su tela, 80.7×99.7 cm.<\/span><\/em><\/p>\n

 <\/p>\n

\u201cRisalire dall\u2019informel<\/i> alla forma, dalla forma all\u2019immagine, dall\u2019immagine al segno, dal segno alla traccia, dalla traccia alla memoria, dalla memoria all\u2019inconscio, dall\u2019inconscio alla poesia vera, assurda, immediata di un qualcosa che non \u00e8 pi\u00f9 soltanto noi o noi oggi o noi domani o noi ieri, ma tutti, sempre, ovunque\u201d: \u00e8 una circolarit\u00e0 non teleologica e come senza fine, indefinitamente avvolta su se stessa, in bilico sempre fra emersioni e nuovi crolli, tesa per un attimo verso una luce ordinante, forse verso un progetto, e poi ancora intrisa d\u2019ombre, annottata e ansiosa, quella che si configura allo sguardo di Perilli nel 1957 (\u201cL\u2019esperienza moderna\u201d, 2, agosto-settembre 1957, p. 30) come sentiero \u2013 problematico, ma ormai necessario, dopo aver declinato ogni possibilit\u00e0 dell\u2019astrattismo storico \u2013 di verit\u00e0. Dopo aver tanto conosciuto, pensato, trasmesso alla cultura nostra schiudendo per essa orizzonti sconosciuti o dimenticati \u2013 dada e surrealismo, avanguardie russe e slave, scrittura orientale, fra l\u2019altro \u2013 adesso egli sa appena quel che non vuole, quel che si lascer\u00e0 alle spalle: \u201cabbandoniamo il razionale, il naturale, il concettuale, il simbolico\u201d; sa che cercher\u00e0 all\u2019opposto (memore, forse, di Klee, che affondava lo sguardo nel luogo \u201cdei morti e dei mai nati\u201d), cieco come un rabdomante, in territori vasti e dai confini nebulosi: quelli \u201cdell\u2019alchimia, del ritorno e del perdersi in s\u00e9, dell\u2019automatismo, della calligrafia, dell\u2019assurdo\u201d. Ancora, \u201cdi una calligrafia ritmata dalla memoria, con il gesto automatico che segna, cancella, perde e ritrova l\u2019immagine\u201d.<\/p>\n

Ora, se si guardano le immagini delle due opere che corredano, sul numero 3-4 de \u201cL\u2019esperienza moderna\u201d (dicembre 1957), il testo di Ponente su Perilli e l\u2019Epistola al signor Perilli<\/i> di Ripellino, La minaccia<\/i> e Poesia per Carla<\/i>, entrambe datate al medesimo \u201857, si ha da una parte una nozione precisa della complessit\u00e0 (e non univocit\u00e0: come gi\u00e0 lasciavano intendere i molti riferimenti ed orientamenti dei testi teorici di Perilli risalenti a quegli anni) dello sviluppo ultimo della sua pittura, d\u2019altra parte si riconosce nitidamente il percorso compiuto dal pittore per traghettare le esperienze dell\u2019ultimo biennio a quella soglia d\u2019assoluta maturit\u00e0 e felicit\u00e0 espressiva che tocca quel torno di tempo, e che si protrarr\u00e0 in lunghi anni a venire. Poesia per Carla<\/i> ha gi\u00e0 scelto quel manto di materia cromatica emozionato, corroso quasi dalla lenta vibrazione del tono trattenuta su un unico registro timbrico, che sar\u00e0 di tutta la sua pittura sino all\u2019aprirsi del nuovo decennio; ma in quel manto \u2013 qui un sussurro complice di ocra, dalle pi\u00f9 pallide e acquoree alle pi\u00f9 fonde e vischiose \u2013 si scrive un segno condotto ancora con fermezza dalla mano e dal polso, trattenuto giusto a mezzo della pagina pittorica, ove esso scorre con la quieta certezza di un orizzonte. L\u2019incipit, nel dipinto, \u00e8 a sinistra; ad esso segue lo scivolare lento e cadenzato, sull\u2019asse mediano e verso destra, dei brevi vortici e gangli ed estensioni di un segno che si vuole ancora struttivo, ordinante. Smagrisce per contro, il segno, ne La minaccia<\/i>: ove esso s\u2019\u00e8 fatto quasi sismografia d\u2019un minimo evento di cui pare voler registrare l\u2019eco, come in lontano. Lievi, risuonano sommessi, danzano, s\u2019impigliano i filamenti neri sulla superficie bianca crepitante delle nuove materie: colle, sabbie, smalti, polveri di gesso e di marmo.<\/p>\n

Non \u00e8 difficile allora fare fra i due dipinti non una gerarchia di valore, ma s\u00ec di tempi: il secondo ponendosi ad evidenza, nella ricerca di Perilli, ad un grado pi\u00f9 avanzato. In un testo fondamentale apparso sul primo numero de \u201cL\u2019esperienza moderna\u201d (Nuova figurazione per la pittura<\/i>, aprile 1957), aveva scritto: \u201cQuel che deve essere fatto \u00e8 il ritrovare la capacit\u00e0 d\u2019investire tutta la realt\u00e0 dell\u2019esistente nella traccia pi\u00f9 elementare, nell\u2019impronta pi\u00f9 semplice d\u2019un segno. E perch\u00e9 questo sia possibile occorre accettare altri modi d\u2019essere dello spazio, un nuovo comporre per asimmetria e fuori campo, una funzione predominante dell\u2019automatico, un ritorno continuo ed ossessivo della memoria. L\u2019immagine nasce allora non in conseguenza di un\u2019elaborazione sistematica; ma per improvvisi sbalzi, per repentine riprese, per illogici ritorni\u201d. A quanto qui elaborato teoricamente, risponde immediatamente la pittura (probabilmente negli stessi mesi: giacch\u00e9 in Perilli, al contrario di quanto sovente avviene in\u00a0 altri suoi compagni di strada, ad esempio in Toti Scialoja, elaborazione teorica e prassi pittorica si danno quasi contestualmente): e ne La minaccia<\/i>, che \u00e8 certo fra i primi dipinti a farsi pienamente interprete del nuovo linguaggio, i propositi cos\u00ec lucidamente espressi in quel testo sono quasi per intero gi\u00e0 attuati. Solo, direi che si eccettua dal pieno rispecchiamento fra teoresi e prassi l\u2019idea del \u201cfuori campo\u201d, anche pi\u00f9 tardi ribadita da Perilli come tensione implicita del suo fare, ma in realt\u00e0 non mai del tutto pertinente alla sua pittura: che \u2013 ed \u00e8 quanto, soprattutto, la tiene distante da quella per altro verso non difforme di Twombly, nei modi ch\u2019essa assunse contestualmente, dunque fra \u201957 e \u201959-\u201960 \u2013 non ha mai rinunziato all\u2019idea di campo, di spazio dunque in s\u00e9 concluso, ove le tensioni nascano, convivano, confliggano e infine si risolvano senza necessariamente presumere un indefinito \u2018altrove\u2019, oltre lo spazio della tela.<\/p>\n

Considerazione, questa, che conduce a riandare alle radici della prima compiuta maturit\u00e0 di Perilli, annidate nell\u2019evolversi di un\u2019idea di astratto che, presto liberatasi delle eredit\u00e0 neocubiste desunte a guerra appena conclusa dalla pittura dei jeunes peintres de tradition fran\u00e7aise<\/i> (verso i quali lo indirizzava, se non il comune andare di una generazione, il magistero di Venturi, ascoltato a Roma a partire dal \u201845), e poi d\u2019una assunzione testuale del concretismo di Magnelli (conosciuto a Parigi nella primavera del \u201948, e subito percepito come maestro il cui \u201cnome \u00e8 necessario inserire tra quelli di Kandinskij e Mondrian\u201d, secondo quanto scriver\u00e0 su \u201cLa Fiera Letteraria\u201d del 20 febbraio 1949), trovava formulazione piena nel biennio \u201950-\u201951 con una serie di opere fra loro coese, nelle quali tutte torna nel titolo (sempre importante, in Perilli, per stabilire la chiave interpretativa o la temperatura emotiva del dipinto) la parola \u201cspazio\u201d. \u00c8 in queste opere che non solo Perilli raggiunge una qualit\u00e0 di pittura assoluta e fortemente individuale, svincolandosi ormai definitivamente da quella strada comune intrapresa dal \u201947 con i coetanei di \u201cForma\u201d, ma matura altres\u00ec quell\u2019idea di conflitto, o duplicit\u00e0, o ambiguit\u00e0 della percezione del reale che rester\u00e0 luogo sempre da lui ritrovato nel corso degli anni: sino alla stagione \u2018falsamente\u2019 geometrica, fino all\u2019ossimoro geometrico-organico delle sculture ultime. E, assieme a quell\u2019idea di doppiezza necessaria a dar conto del reale, quasi anzi ad essa consustanziale, nasce in lui l\u2019idea di una spazialit\u00e0 che quel conflitto contenga, organicamente. L\u2019idea d\u2019uno spazio, dunque, rattratto, in s\u00e9 raccolto, che se pu\u00f2 ascoltare talora e in qualche misura la seduzione dello spazio potenzialmente indefinito che agisce e preme oltre i confini della tela (nozione verso la quale propendono, peraltro, alcune delle pi\u00f9 felici letture di questo tempo di Perilli, come quelle formulate da Pia Vivarelli e da Elisabetta Cristallini nel catalogo dell\u2019antologica del 1988 alla Galleria Nazionale di Roma), non mai lo far\u00e0 nei termini di indifferenziazione che presuppone l\u2019all over<\/i> della pittura statunitense legata all\u2019action painting<\/i>, per la quale la spazialit\u00e0 concretamente esperita nell\u2019opera \u00e8 davvero porzione d\u2019infinito.<\/p>\n

Non ancora, allora, la Composizione analitica<\/i>, del 1950, governata dal gioco del gioioso incastro cromatico dei tasselli imperfettamente geometrici (davvero una sorta di grande \u201cdecorazione\u201d, per usare un termine che coraggiosamente era occorso anche nel manifesto di \u201cForma\u201d), ma certamente gi\u00e0 in Due forze in contrasto nello spazio<\/i>, egualmente datato 1950, o ne Il primo piccolo sincreto<\/i> (entrambi esposti alla mostra \u201cArte astratta e concreta in Italia\u201d, promossa dall\u2019Age d\u2019Or e dall\u2019Art Club alla Galleria Nazionale d\u2019Arte Moderna di Roma nel febbraio \u201951), si fonda quella spazialit\u00e0 che \u00e8 soprattutto luogo di incontro, e scontro, di ipotesi opposte: per ora da Perilli distinte in quella di Kandinsky e quella di Mondrian (anche se riconosce che \u201cMagnelli e Vantorgerloo hanno condotto molto avanti quei valori assoluti\u201d; cos\u00ec in Sono due spazi<\/i>, testo pubblicato nel catalogo della citata mostra alla Galleria Nazionale di Roma, 1951: ove peraltro i due spazi cui si allude non sono quello per cos\u00ec dire \u2018astratto lirico\u2019, kandinskiano, e quello neoplastico, mondrianeo, ma piuttosto lo spazio dell\u2019esistenza e quello dell\u2019arte). Ipotesi che visivamente, e quasi didascalicamente, egli contrappone, costruendo sulla sinistra di Due forze in contrasto nello spazio<\/i> una rigida gabbia di tasselli cromatici di colore puro e inemotivo, arginati da un segno spesso che li isola l\u2019uno dall\u2019altro, e sulla destra una sorta di nuvola di segni fittamente incrociati che par avanzare minacciosa verso la \u2018figura\u2019 geometrica arroccata di fronte ad essa. Al centro lo spazio, vuoto, che \u00e8 il terreno su cui e per cui si disputa lo scontro.<\/p>\n

Quanto di rigidamente programmatico era ancora in questo dipinto, in cui certo il progetto vincolava in parte l\u2019abbandono della mano a impreviste seduzioni, svanisce d\u2019improvviso l\u2019anno seguente, in particolare nella serie importante intitolata al \u201cgrande spazio\u201d, di cui la mostra di oggi accoglie un esempio. Annunciata da alcune carte datate al 1950, \u00e8 qui ad evidenza la suggestione di Hartung a guidare Perilli verso, da un lato, il libero svincolarsi del segno sulla pagina pittorica, dall\u2019altro verso il suo intridersi del colore del fondo, liquido, amniotico. Tache<\/i>, davvero, ormai quel colore che s\u2019allarga impreventivo, che non trova ad arginarlo confini disegnativi, che si dispone ad accogliere sul suo fragile corpo la griglia sovrapposta dei segni neri, talora sormontanti la stesura pi\u00f9 lieve del colore di fondo, talora inabissati nel suo manto cromatico. \u201cHartung \u00e8 tra i pochi autentici innovatori apparsi di recente \u2013 scriver\u00e0 di qui a poco Perilli su \u201cArti Visive\u201d \u2013 e il suo frantumare la forma nello spazio e quella sorta di automatismo calcolato che domina nella sua pittura sono esperienze grevi come una pietra\u201d. \u00c8 il segno di Hartung che s\u2019ammatassa in gorghi, in vortici carichi d\u2019emozione; poi quello che, proprio a partire dal \u201950, si fa pi\u00f9 carico e spesso, massivo e coprente, con la \u2018figura\u2019 che nasce sovente dall\u2019incrocio di ascisse e ordinate, al di l\u00e0 delle quali, dal fondo, sgorga una luce nascosta \u2013 \u00e8 questo segno, gi\u00e0 in parte presente nelle opere, da tutti disattese, di fine anni Trenta, e ora mostrate dalle gallerie di Lydia Conti e di Louis Carr\u00e9 (ma anche da Colette Allendy, ove Hartung partecipa alla mostra \u201cHWPSMTB\u201d, e da Nina Dausset, presso la quale espone in \u201cV\u00e9h\u00e9mences confront\u00e9es\u201d nel \u201951: a testimonianza del suo largo credito, acquisito ormai stabilmente anche presso la cerchia di Tapi\u00e9), a sedurre Perilli. Ma soprattutto \u00e8, credo, la percezione d\u2019una pittura capace d\u2019attingere ad un \u201cautomatismo calcolato\u201d \u2013 che sfugga dunque al gioco, gridato sempre sopra le righe, dei surrealisti \u2013 e di coniugarlo con le premesse, non dimenticate, di Kandinsky e di Klee, a fargli percepire Hartung come la sponda pi\u00f9 prossima al suo lavoro (e quasi l\u2019unica possibile ormai, fra quante potevano avvistarsi a Parigi: assieme forse a Wols, che conter\u00e0 per\u00f2 solo pi\u00f9 tardi per Perilli, e forse a Maria Helena Vieira da Silva), dopo il superamento delle ipotesi concretiste di Magnelli.<\/p>\n

Mentre la pittura, negli anni a venire, segna come un tempo d\u2019attesa (non senza che ne discendano peraltro episodi gi\u00e0 alti e interamente compiuti, come Monumento al Marab\u00f9 ignoto<\/i> e Trino<\/i>, qui esposto, entrambi del \u201954; o, sempre ad esempio, La festa triste<\/i>, del \u201955: dipinti per\u00f2 che sembrano come tirare le fila di sue esperienze in via di concludersi piuttosto che sbilanciati verso il futuro), \u00e8 sulla carta \u2013 luogo da sempre privilegiato della sua ricerca \u2013 che Perilli compie una sorta di ultimo sondaggio sulle vie che gli schiudono le sue esperienze, sempre pi\u00f9 diramate, di cultura visiva internazionale. Esperienze che continua ad accostare, inoltre, con una volont\u00e0 di rischio davvero non comune in un artista d\u2019ormai lungo e riconosciuto percorso. Vengono cos\u00ec opere, e cicli d\u2019opere, anche inattesi: come le carte, datate al \u201953, in cui il surrealismo sembra avvicinato in una chiave quasi figurale (i Senza titolo<\/i>, ad esempio, incuriositi certo da Ernst, schedati ai numeri 46 e 47 dall\u2019esauriente censimento della Cristallini nel catalogo dell\u2019antologica del disegno promossa dall\u2019Istituto Nazionale per la Grafica di Roma nel 1992); o come il gruppo in singolare consonanza con certi episodi di spazialismo e nuclearismo milanese (1954).<\/p>\n

Poi, allo scadere del \u201956 e ai primissimi mesi del \u201957, si datano numerose le carte ove il segno nero prende a scriversi, urgente e quasi gestuale, sul bianco del foglio: secondo un modo che, se ha certo preso atto dell\u2019analogo iscriversi dell\u2019aspra dialettica del bianco e del nero nell\u2019opera di Kline (conosciuta allora a Roma attraverso la galleria Spazio e la rivista \u201cArti Visive\u201d, poi attraverso la \u201cRome-New York Art Foundation\u201d dell\u2019Isola Tiberina), pensa per\u00f2 lo spazio che contiene e rinserra quel gesto in modo affatto diverso, come campo in cui ogni tensione abbia ad essere risolta, a dal quale possa nascere, in luogo del grido e dell\u2019indeterminata estensione statunitense, un\u2019immagine. La stessa \u201cimmagine\u201d di cui Perilli dice nei suoi scritti teorici del \u201957 pi\u00f9 sopra ricordati.<\/p>\n

Di tanto, allora, \u00e8 lastricata la strada compiuta da Perilli fra il tempo dell\u2019Age d\u2019Or e quello de \u201cL\u2019esperienza moderna\u201d: straordinaria rivista, quest\u2019ultima, uscita fra \u201957 e \u201959 in soli quattro fascicoli, ma che ha lasciato un segno indelebile nella cultura, non solo artistica e non solo romana, dei propri anni. Gli fu compagno d\u2019avventura Gastone Novelli: nel profondo congenere. Sulle pagine della rivista (assieme alle firme di Nello Ponente e di Cesare Vivaldi, ma anche di Angelo Maria Ripellino e di Fosco Maraini) si videro immagini \u2013 oltre che di Perilli, Novelli, Twombly \u2013 di Klee, Picabia, Ernst, Schwitters, Wols, Arp; e assieme quelle di Corpora, Scialoja, Capogrossi; di Fontana e di Dova; di Accardi e Sanfilippo; di Boille, Sterpini, Sordini, Bertini; di Corneille e Alechinsky; di Kline e di Soulages; di T\u00e0pies, Canogar, Millares, Cuixart, Saura; di G\u00f6tz e di Platschek; di altri ancora. Et\u00e0, mondi diversi \u2013 che, tutti, Perilli aveva avvicinato, compreso, amato \u2013 si davano la mano, scambiavano parole, pensavano una comunanza. E questo \u00e8 soprattutto straordinario, sfogliando oggi le pagine de \u201cL\u2019esperienza moderna\u201d: il vedervi raccolte esperienze di radice diversa, lontane nello spazio e talora nel tempo, che per un attimo si stringono l\u2019una all\u2019altra, disposte persino a riscrivere o scancellare per un attimo la loro storia individua, pur di pensare e vivere un comune progetto. E in ci\u00f2 sta il segno, che \u00e8 difficile sottovalutare, scritto allora da Perilli.<\/p>\n

Intanto, mentre componeva le pagine della rivista, la pittura trovava, assieme a ritmi d\u2019intensit\u00e0 sino ad allora sconosciuta, e ancora una volta in perfetta coincidenza con il pensiero teorico su di essa, una sua acme. Da Il mondo consunto<\/i>, 1957, a Il sigillo<\/i>, 1960, \u00e8 un\u2019ininterrotta serie di tele felicissime, nella variet\u00e0 d\u2019un rapsodico andare di un segno sempre pi\u00f9 impreventivo: che scopre talora racconti gorkiani, e talora si fa memore di un sogno di Licini; talvolta designa muti orizzonti sui quali scorre una danza ironica e quasi divertita, talaltra inventa spazi sui quali passa veloce un diapason d\u2019energia. Nodo d\u2019emozione o fiato della memoria; azzardo e calcolato abbandono; sorpresa e ricordo; stupefazione o appagata bellezza, quel segno. Un segno breve e contratto, celere, urgente, sempre: scritto su una materia che Perilli vuole \u201ca presa rapida\u201d, perch\u00e9 non ci deve essere tempo per esercitare, su di essa, accademie, per esibire sapienze, per pronunciare verit\u00e0 certificate in anticipo dalla ragione. Una materia, ha da essere, che non s\u2019incanti del proprio splendore, che trattenga il suo spessore al di qua dell\u2019orgoglio della haute p\u00e2te<\/i> informale; che sia, appena, alveo sufficiente ad accogliere il segno, e il poco colore, che su di essa si scrive, s\u2019impunta, trova \u2018figure\u2019 ogni volta inattese.<\/p>\n

Il sigillo<\/i>, esposto per la prima volta nella storica mostra \u201cCrack 1960\u201d presentata da Vivaldi alla galleria Il Cancello di Venezia, \u00e8 il quadro che s\u2019incarica, per primo, di registrare il cambiamento. Dopo di esso, un\u2019altra felice stagione prende passo, nella pittura di Perilli: sono i \u201cfumetti\u201d, che segneranno, forse, il tempo pi\u00f9 riconosciuto del pittore. Il tasso di novit\u00e0 di questi quadri, e la loro tempestivit\u00e0 nel rispondere con voce del tutto autonoma al nuovo bisogno di figura che la pittura registra ovunque nel mondo occidentale all\u2019avvio del settimo decennio, sono\u00a0 certamente notevoli. La mostra di oggi pu\u00f2 proporre, dei \u201cfumetti\u201d, una serie qualitativamente molto alta, che va da Una parabola sociologica<\/i>, del 1961, all\u2019Allegoria per Bresci<\/i>, del \u201965: una sorta di sconosciuta citt\u00e0 lunare sopra la quale a grandi falcate incede un angelo ribelle liciniano. Presto, nel corso di questo primo lustro degli anni Sessanta, il formato dei dipinti, sempre maggiore, conterr\u00e0 storie pi\u00f9\u00a0 articolate e complesse, seppur non meno imperfette e interroganti. Ma basta porre attenzione all\u2019incipit di questo modo, Il sigillo<\/i> appunto, per scoprire come l\u2019origine di quei racconti interrotti sia nel segno che, rabdomantico, scava il grembo della materia su cui s\u2019iscrive in cerca di verit\u00e0. Segno fra altri segni, ancora, \u00e8 la gabbia chiusa che margina, sul nero, il rettangolo che racchiude la ‘storia’, appena in via di formarsi. Cos\u00ec, i “fumetti” saranno non altro che l’evolversi del modo del segno che, scaturito insieme dagli abissi della coscienza e dalla memoria, \u00e8 andato, nella notte della ragione, in cerca di verit\u00e0; e che ora pi\u00f9 dichiaratamente cerca uno spazio che, sfuggendo l\u2019infinitudine della cultura d\u2019oltreoceano, si rinserri in se stesso, e ricordi ancora le proprie radici. Europee.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"

Le rocce dell’antica saggezza, 1957, tecnica mista su tela, 80.7×99.7 cm.   \u201cRisalire dall\u2019informel alla forma, dalla forma all\u2019immagine, […]<\/p>\n","protected":false},"author":5,"featured_media":0,"parent":11,"menu_order":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":{"footnotes":""},"class_list":["post-196","page","type-page","status-publish","hentry"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fabriziodamico.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/196","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fabriziodamico.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/fabriziodamico.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fabriziodamico.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/5"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fabriziodamico.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=196"}],"version-history":[{"count":10,"href":"https:\/\/fabriziodamico.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/196\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":426,"href":"https:\/\/fabriziodamico.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/196\/revisions\/426"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fabriziodamico.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/11"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/fabriziodamico.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=196"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}