la Repubblica: Gustave Courbet a Basilea

- Settembre 27, 2014 -

 

È a partire dalla seconda metà degli anni Cinquanta dell’800 che Gustave Courbet muta drasticamente la rotta che s’era dato, e che aveva condizionato – in accordo con quanto avveniva nella letteratura coeva – lo svolgersi a Parigi della maggiore pittura del suo tempo: quella rotta che l’aveva condotto a dipingere a colpi veloci, sommari e quasi sgarbati di coltello e di spatola “la tolleranza e la liberà che sono alla base del Realismo”. Da allora in avanti, erano venute invece immagini di rigoglioso turgore, di fascino sottile e sovente cariche di incerti, duplici significati.

Per prima, fra quelle nuove immagini, venne Les demoiselles des bord de la Seine, nel 1856-’57: un brano di quotidina ‘vita moderna’ trasposto nel sonno e nei sogni cui s’abbandonano, in riva alla Senna, due giovani donne. Il quadro, lontano dai temi e dai modi crudamente realisti che avevano saturato il suo fare sino ad allora – rivoluzionario, malvisto e temuto dall’Accademia – sconcertò i vecchi amici del pittore ’socialista’, tanto quanto invece sedusse i giovani della nouvelle peinture, i futuri impressionisti. Vennero poi, appresso a quella e concentrate in numerosa serie negli anni Sessanta, immagini di grandi querce nobili e orgogliose, o di umidi sottoboschi ove penetrano a stento le luci del giorno; di distese di candida, abbacinante neve; di giochi e di lotte di cervi; di cascate e scrosci d’acqua di ripidi torrenti; e infine panorami di mare, immenso sempre, e spesso scosso dalla tempesta, con le alte onde schiumanti sotto un cielo ove corrono minacciosi i venti e livide nubi cariche d’ira. E vennero, in quel tempo e in lunga teoria, nudi seducenti e ambigui, che portavano sulle spalle la memoria di tanti secoli di pittura, da Tiziano a Rubens, ma che poi tutto il passato sapevano dimenticare in nome della loro nuova carnalità. Sono allora abbracci, viluppi di corpi distesi, ninfe che cercano nell’acqua di fonte una nuova fecondazione, risvegli fra coltri accaldate e scomposte; persino, concepito per la visione segreta d’un collezionista, un sesso femminile ritratto in primissimo piano, in prospettiva ravvicinata e bruciante (L’origine du monde). Tutto ciò, e altro ancora, occupa questi anni in cui Courbet, lasciatosi alle spalle il realismo della prima maturità, cala sulla natura uno sguardo denso di un invaghimento e di un trasporto che sembra, assieme, brusco e ancora una volta romantico.

Questi anni di Courbet sono oggi al centro della bella retrospetttiva del pittore inaugurata alla Beyeler di Basilea (fino al 18 gennaio 2015, a cura di Ulf Küster; mentre un’altra mostra, incentrata sull’ultimo suo tempo, gli è dedicata contemporaneamente dal Musée d’Art e d’Histoire di Ginevra). Ricca di sessanta dipinti, la mostra di Basilea deve ovviamente rinunciare ad esporre i due sconfinati ‘manifesti del realismo’, i Funerali ad Ornans e l’Atelier, oltre sei metri di base ciascuno per più di tre metri d’altezza, conservati al Musée d’Orsay di Parigi: opportuna è dunque la scelta di concentrarla sugli anni successivi, e in particolare sui dipinti di paesaggio, cui intensamente – con un’acme prima nel 1864, quando il pittore trascorse lunghi mesi ad Ornans, nella Franca Contea, dove era nato nel 1819; poi nel ’69, quando dipinse il mare in tempesta della costa di Normandia – Courbet si dedicò allora, facendone spesso il fulcro dei suoi invii ai Salon annuali governati dall’ufficialità, nei quali peraltro non smise di esporre, pur circondato di gloria.

Tutto, poco dopo, rapidamente precipitava: Courbet – chiamato dal governo della Comune, come vecchio e autorevole socialista, a far parte del suo comitato d’azione – assiste all’abbattimento della Colonna Vendôme e, subito dopo, alla caduta del governo rivoluzionario. È fatto dal nuovo ordine responsabile dell’abbattimento di quel simbolo di gloria napoleonica e nazionale, e viene condannato nel 1871 a sei mesi di reclusione, e a risarcire i costi della sua nuova erezione. È finalmente spinto all’esilio in Svizzera, dove ancora dipinge; di lì tenta di ottenere il perdono del governo repubblicano, senza successo. Muore nel 1877, poco dopo l’ultima conferma della condanna.

A Basilea son riuniti molti ben noti capolavori dell’opera densa di Courbet: da Bonjour Monsieur Courbet alla Jeune Bagneuse del Metropolitan di New York, dalle Tre bagnanti a Le Réveil a molte versioni della Vague, talora memori dell’Onda di Hokusai, talora esplosioni d’ira nuovissime, che passeranno intatte al Monet d’anni Ottanta. E opere meno note, come il seducente Femme nue, studio per la Donna con il pappagallo del ’66. A restituire il tragitto d’un uomo immenso che aveva saputo traghettare l’arte francese dal sogno romantico alla cruda pittura di realtà, e da questa a un nuovo amore per la natura.