la Repubblica: “Fuoco nero” a Parma

- febbraio 8, 2015 -

Parma. Il Grande Nero Cellotex M2 di Alberto Burri è un’opera di grandi dimensioni (più di tre metri di base); fu esposta la prima volta nel 1976 alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, e adesso è al centro della mostra “Fuoco nero” allestita da Arturo Carlo Quintavalle alle Scuderie della Pilotta di Parma (fino al 29 marzo; catalogo Skira) La mostra, immensa, vuole documentare il debito, e in taluni casi la dipendenza, o comunque il dialogo, che hanno legato a Burri (di cui ricorre quest’anno il centenario della nascita: Città di Castello, 1915) il lavoro di tanti – di tutti, o quasi, i principali – artisti italiani che hanno avuto la loro maturità nella seconda metà del secolo scorso.

L’opera di Burri, del 1975, è prossima all’avvio della seconda stagione del pittore, che si prolungherà sino alla morte (1995): quand’egli abbandona l’immagine nata dalle combustioni e dalla plastica su cui aveva agito la fiamma, erodendola e donandole quell’apparenza violenta di dolente ferita inferta sulla sua carne viva che aveva condotto anche Burri nell’alveo dell’informale. Al punto che egli fu allora cooptato da Francesco Arcangeli nella schiera di artisti padani che costituivano il composito gruppo interprete di quel linguaggio. Quell’adesione di Burri al malessere, e quasi al pianto, della materia fu però non più che un passaggio (anche se altissimo per qualità) che ne riguardò il percorso solo fra la fine degli anni Cinquanta e il successivo decennio. Poi vennero le grandi opere nere, dipinte ad acrilico su un materiale povero, di frequente impiego industriale, come il cellotex, sempre riunite in vasti cicli di ‘figure’ affini. In esse, Burri recuperava la dimensione che aveva segnato i suoi inizi, quindi – poco dopo – gli straordinari Grandi Sacchi del ’52, e che anche a mezzo della sua stagione ‘informale’ aveva contraddistinto i suoi Ferri: una dimensione – memore assieme del neoplasticismo e del costruttivismo – in cui a governare sotterraneamente l’immagine era la solida architettura spaziale di matrice concretista, che gli entrò definitivamente nel sangue nel corso del viaggio a Parigi del 1948 –’49.

Il nero dunque – un nero che è per lui, insieme, materia e colore – domina anche il Cellotex M2 di Parma: e quel nero ora lucido ora opaco, ora riflettente la luce che lo bagna e ora assorbendone sul suo corpo scabro la lenta intrusione, occupa e satura l’intera superficie, solcata appena da una linea curva che vi raffigura un semicerchio. Un solo colore, dunque. Ma che si gradua poi in molti e diversi timbri: perché ancora adesso, come già era avvenuto nella sua prima stagione, e come ha intuito Maurizio Calvesi, pesa sulla costruzione dell’immagine di Burri la lezione del tonalismo romano d’anni Trenta, di cui il pittore umbro s’è nutrito fin dai suoi primi anni d’immediato dopoguerra, trascorsi appunto a Roma, sua città d’elezione. L’asprezza, l’inconciliabilità dello svelarsi dell’opera a chi guarda (quel che Cesare Brandi chiamò il “diavolo nella bottiglia” di Burri) è ancora assicurata, se non altro, da quello che si dichiara alla prima come uno spaurente monocromo, e dalla grande dimensione di questo come d’altri suoi neri del tempo; ma è pur vero che un sogno di misura, di quieto splendore ne tempera infine l’aggressività.

Che Quintavalle abbia oggi riunito una mostra attorno a questo dipinto di Burri (una mostra costruita esponendo una scelta dei soli materiali che in oltre quarant’anni egli ha raccolto in donazione a favore dello CSAC, e dunque dell’Ateneo statale di Parma), ipotizzando rispetto ad esso una rete di rispondenze cui hanno dato vita moltissimi artisti, si deve leggere come un testo non scolastico, all’interno del quale le più ovvie contiguità (come, ad esempio, i due splendidi dipinti di Scialoja; o la grande carta di Lorenzo Guerrini; o altrimenti le belle fotografie di Aurelio Amendola) si troveranno a fianco di esperienze altissime che tanto da Burri hanno preso ma altrettanto hanno saputo tralasciare: come – ma ancora, solo ad esempio – Bendini, Vago, Olivieri, Spagnulo, Benati, Guerzoni.